PRODOTTI


Prodotti Biologici
Prodotti Fairtrade
Novità

PROGETTI

INDIA - PALAM

prodotti relativi
People’s Association for Leather and Allied Manufacturing (Palam) Rural Centre
India

La pianta che difende le piante
Palam (People’s Association for Leather and Allied Manufacturing) Rural Centre è specializzato nella produzione di oggetti in cuoio conciato con procedimenti naturali (miscele di oli vegetali) e colorato con colori ricavati da fibre naturali.
L’altro importante settore produttivo di Palam è rappresentato dalle saponette, prodotte con oli ed estratti vegetali (essenzialmente neem, mohua, maroti, palma, noce di cocco). Il neem, in particolare, è un’essenza originaria dell’India (Azadirachta indica A. Juss) dalle numerose proprietà curative: da tempo immemorabile gli indiani estraggono l’olio dai suoi frutti per curare i problemi gastrointestinali e utilizzano la tintura ricavata dalle foglie per medicare le ferite. In agricoltura, il neem viene utilizzato per tenere lontani dalle colture insetti e parassiti, grazie alle venti sostanze repellenti contenute nei suoi semi, che hanno effetto su circa duecento diverse specie di insetti (comprese le zanzare, che ne fa un ottimo mezzo di prevenzione antimalarica) nonché parassiti, virus e batteri. Il neem è un albero a crescita rapida (2-3 anni) il che ne ha facilitato l’utilizzo come essenza da riforestazione, anche in zone aride e semi-aride come il Sahel, dove è molto diffuso.
L’olio di maroti viene estratto da alberi sempreverdi che si trovano in abbondanza nello Stato di Kerala, e viene utilizzato nella medicina Ayurveda per curare le malattie della pelle. L’olio di mohua deriva invece da un albero che cresce prevalentemente in regioni forestali, e la raccolta dei frutti procura alla popolazione Adivasi un reddito supplementare: l’olio ha effetti curativi su eczemi e sfoghi della pelle.
I saponi prodotti da Palam sono privi di alcali liberi e di conservanti chimici, e hanno pH neutro. Le profumazioni (citronella, rosa, legno di sandalo...) sono estratte senza l’utilizzo di sostanze chimiche.

La riscossa degli “impuri”
L’India è un paese immenso, caratterizzato da un’estrema diversificazione etnica, religiosa, linguistica e di casta: oltre alle 15 lingue nazionali, vi si parlano fra i 3.000 e i 5.000 idiomi non riconosciuti, ma la lingua coloniale, l’inglese, si è imposta come lingua amministrativa e di comunicazione a livello nazionale. Fra i suoi 850 milioni di abitanti (che crescono ad un ritmo di 14 milioni l’anno) sono rappresentate tutte le grandi religioni dell’umanità, e le tensioni fra induisti e musulmani hanno spesso sconvolto la vita politica del Paese, insieme alle forti rivendicazioni autonomiste di alcuni dei 25 stati federati, come Assam, Punjab, Kashmir, Tamil-Nadu. Un altro grande fattore di divisione della società indiana sono le quattro caste in cui essa è rigidamente separata: i Bramini (sacerdoti, insegnanti, intellettuali), i Vaishyas (uomini d’affari, commercianti, proprietari fondiari), i Cudras (artigiani e agricoltori) e, infine gli Intoccabili, esseri impuri agli occhi delle caste superiori, che comprometterebbero la reincarnazione degli Hindus: Gandhi li chiamava “Harijans”, i figli di Dio. Nonostante la solenne abolizione delle caste nella costituzione indiana del 1950, questo “gigantesco sistema di calcolata repressione”, come ebbe a definirlo il poeta e filosofo Tagore, rimane di fatto in vigore. Gli intoccabili (circa un quinto della popolazione indiana) non possono prendere acqua alle fontane comuni, devono bere il tè in tazze speciali, e, se portano una camicia, devono toglierla al passaggio di un appartenente ad una casta superiore (cioè, tutte le altre).

Palam è formato totalmente di intoccabili, dato che da sempre la lavorazione del cuoio è a loro riservata: maneggiare animali morti è infatti considerata un’occupazione impura. Palam si trova nella città di Tiripur, all’estremo sud dell’India, nello Stato del Tamil-Nadu, 500 chilometri a sud-est di Madras. Si tratta di una regione arida con pochissime precipitazioni e l’agricoltura, di conseguenza, stenta. La maggioranza delle terre appartiene alle caste superiori, che impiegano braccianti a giornata durante la stagione delle piogge: questi braccianti, però, nella stagione secca rimangono senza lavoro e per sopravvivere sono spesso costretti a prendere prestiti dagli stessi proprietari terrieri, ai quali poi si legano indissolubilmente. Alla fine degli anni ’60, un pastore luterano svedese mise in piedi, con l’aiuto di Oxfam (UK), una conceria e un laboratorio per la fabbricazione di sandali. Un tentativo di discriminazione religiosa a favore dei cristiani portò nel 1978 ad un conflitto fra lavoratori e dirigenti, e fu così che nacque nello stesso anno Palam Rural Centre. Palam nasce dunque in uno spirito di apertura a tutte le religioni, come dice il significato stesso del suo nome in lingua tamil, “ponte”.
I lavoratori di Palam, in quanto “impuri”, sono tenuti fuori da ogni attività sociale, e questo ha fatto sì che la vita collettiva interna si sviluppasse in maniera molto intensa. Alla propria fondazione, nel 1978, Palam selezionò 45 famiglie in funzione delle loro capacità artigianali e della loro povertà; nel 1991, le famiglie erano diventate 88, con un potenziale di fabbricazione di 100.000 paia di sandali l’anno. La lavorazione del cuoio non costituisce però un’occupazione a tempo pieno: anche i lavori agricoli hanno la loro importanza, sia per aumentare il tasso di autosufficienza alimentare che per impedire un’eccessiva dipendenza dal cuoio. Palam gestisce dunque un piccolo allevamento di vacche da latte, latte che viene venduto alle famiglie a prezzi inferiori a quelli di mercato: la stessa iniziativa è stata presa rispetto agli ortaggi nella stagione delle piogge, coltivati direttamente dai lavoratori. Palam ha anche realizzato un ambulatorio medico, e organizza corsi di alfabetizzazione per gli adulti, oltre a finanziare l’istruzione primaria per i bambini presso le scuole locali.
La produzione dei sandali avviene nei nuclei familiari: in ogni famiglia lavorano tre persone, e il lavoro viene organizzato in maniera tale da garantire che ogni unità produttiva segua tutto il ciclo di produzione, dalla materia prima al prodotto finito. Si evita per quanto possibile l’utilizzo di macchinari, in modo da garantire al massimo l’impiego del fattore lavoro. L’organizzazione della produzione in nuclei familiari autosufficienti rende questi ultimi totalmente indipendenti anche qualora dovessero lasciare il progetto e mettersi in proprio.
La forma di cooperativa non è stata scelta per ragioni di carattere pratico: ciononostante, tutti i benefici della vendita dei prodotti tornano agli artigiani, in parte direttamente alla fine di ogni anno, e in parte sotto forma di previdenza sociale. I lavoratori beneficiano inoltre di un’assicurazione sanitaria e di un fondo pensionistico.
I prodotti in cuoio di Palam non incontrano il favore del pubblico locale, che spesso preferisce calzature in materiale sintetico e colorate, prodotte dalla grande industria e vendute a prezzi più convenienti. Palam è dunque, per i prodotti in cuoio, totalmente dipendente dall’esportazione, che avviene attraverso i canali del commercio equo e solidale europeo. In Europa, però, la moda è soggetta a frequenti cambiamenti, e i modelli devono quindi essere costantemente rinnovati in funzione della domanda del mercato. Per questo è importante che ci sia un adeguato sviluppo dei prodotti: spesso stilisti occidentali disegnano nuovi modelli e ne propongono la realizzazione a Palam.
La situazione è molto diversa per quanto concerne le saponette, molto richieste sul mercato locale, dato anche il prezzo competitivo di cui beneficiano.
 
Allegati

PALAM 1


PALAM2


PALAM3

 PALAM PROGETTO