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INDIA - TOYIN

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Toyin
India

Giocare per vivere
Gli artigiani di Toyin sono specializzati nella produzione di oggetti in legno di palissandro, con il quale realizzano una vasta gamma di giocattoli e di oggetti per la casa e l’ufficio. I modelli vengono rinnovati di frequente, non soltanto per rispondere alle esigenze del mercato, ma anche per ridurre al minimo gli sprechi della preziosa materia prima. I giocattoli prodotti da Toyin non presentano spigoli vivi od altre caratteristiche che possano renderli pericolosi per i bambini; la lucidatura è effettuata a mano con cera e oli vegetali. Le vernici eventualmente adoperate non contengono metalli pesanti o solventi dannosi. I controlli in proposito sono stati effettuati dall’Istituto per il controllo dei prodotti e per il controllo di qualità di Norimberga.

Un’arte che viene dalla Persia
Saharanpur, la città sede di Toyin, si trova a nord di New Delhi, nello Stato dell’Uttar Pradesh, una regione popolosa e fertile, grande produttrice di grano. Nel corso degli anni i più potenti tra i proprietari terrieri si sono appropriati delle terre dei piccoli agricoltori, e questi ultimi sono stati ridotti alla condizione di braccianti stagionali su terre un tempo di loro proprietà; la meccanizzazione dell’agricoltura ha poi fatto il resto, provocando una disoccupazione crescente.
L’artigianato del legno, un’attività dalla tradizione millenaria, occupa a Saharanpur circa 40.000 persone. La stessa crescita della città, oltre 200 anni fa, si deve proprio all’immigrazione di artigiani dalla Persia e dal Medio Oriente, integratisi con la popolazione locale fino a diventare numericamente dominanti. Purtroppo gli artigiani sono sfruttati da una serie di intermediari che controllano gli approvvigionamenti di materia prima e gli sbocchi di mercato: la vendita del prodotto è assicurata, ma a prezzi ridicoli. Le famiglie così si indebitano, in una spirale senza fine.
È in questo contesto che, nel 1978, è stata creata Toyin, con l’obiettivo principale di spezzare il circolo vizioso dell’indebitamento e della dipendenza. In questo senso, Toyin funziona come una sorta di scuola di formazione: l’artigiano che vi si avvicina ottiene prima di tutto un prestito a tasso moderato per liberarsi dei suoi debiti. Successivamente, viene avviato ad un corso di formazione che gli insegna a rifinire il proprio prodotto e a renderlo più attraente, gli dà nozioni commerciali e di contabilità. Al termine di un ciclo che va dai tre ai cinque anni, l’artigiano può mettersi in proprio: l’obiettivo di Toyin è realizzato. Finora, oltre 500 artigiani hanno beneficiato di questi periodi di apprendistato.
Questo stravolgimento di antiche regole e strutture a molti non piace: non soltanto ad intermediari e usurai che vedono i propri profitti assottigliarsi, ma anche ai capi religiosi mussulmani della città, la cui interpretazione del Corano contribuisce al mantenimento della “tradizione”. Toyin ha già subito l’incendio dei propri laboratori, ha avuto guai con la polizia, e la morte di un suo collaboratore in circostanze sospette non è mai stata chiarita.
L’altro obiettivo di Toyin è quello di valorizzare la tradizione dell’artigianato del legno con un’attenzione particolare al problema delle deforestazione, come vedremo più avanti.

Una produzione sostenibile
Toyin è una cooperativa che dà lavoro regolare e continuativo a 415 lavoratori specializzati, 1.260 semi-specializzati e 1.480 non specializzati. Oltre alla formazione tecnica e contabile, Toyin offre ai propri artigiani anche corsi di alfabetizzazione funzionale, che partono cioè dalle concrete esigenze del lavoro: leggere un’ordinazione o un contratto, calcolare una misura o un prezzo, ecc.
Per quanto riguarda la produzione vera e propria, gli artigiani che lavorano nei laboratori di Toyin utilizzano macchinari elettrici per la lavorazione del legno ma, data l’irregolarità dell’erogazione di energia, le lavorazioni subiscono spesso considerevoli ritardi.
Gli artigiani che hanno acquisito una certa esperienza si mettono in proprio e lavorano a domicilio: Toyin concede loro un prestito per l’acquisto delle attrezzature necessarie, così da renderli proprietari dei mezzi di produzione. Gli artigiani si occupano anche della commercializzazione dei loro prodotti. Ciò nonostante, non rimangono isolati da Toyin, e neppure gli uni dagli altri: circa 370 gruppi di 10 persone in media si sono costituiti in unità di produzione, e si incontrano una volta al mese per prendere in comune le decisioni importanti, dividersi le ordinazioni e fissare salari e prezzi dei prodotti. Gli artigiani sono pagati al pezzo, e totalizzano in media un salario tre volte più alto del salario minimo indiano. L’appartenenza a Toyin implica però il rispetto di alcune regole, come quella di non produrre per conto di altri, e quella di non impegnare mano d’opera salariata, allo scopo di non ricreare quei meccanismi di sfruttamento che la cooperativa combatte. Gli artigiani che non rispettano queste regole vengono esclusi dall’organizzazione, che fornisce loro, oltre a quanto si è detto, assistenza sanitaria e, in caso di bisogno, legale.
La maggioranza degli artigiani di Toyin sono uomini e ciò non sorprende in India; la cooperativa sta comunque cercando di incrementare l’assunzione di donne nel settore imballaggi.
Di fronte alla preoccupazione che anche la produzione artigianale potesse in qualche maniera contribuire alla deforestazione, Toyin ha fornito ai propri partners europei dettagliate informazioni sui tipi di legname utilizzati, nonché sulle modalità dell’utilizzo. La produzione di oggetti di artigianato viene fatta esclusivamente a partire da essenze coltivate e ripiantate (non viene dunque utilizzato legno proveniente da foreste primarie): si tratta per la maggior parte di palissandro scuro (Delbergia Sissoo), ma viene anche utilizzata una varietà più chiara (Mitragyna Parvifolia); più di recente, si è anche iniziato a fare uso di una varietà di cedro (Cedrela Toona) che dà un legno di colore rossiccio: anche questa essenza proviene esclusivamente da coltivazioni. Va inoltre notato che la maggior parte della deforestazione (di cui anche l’India soffre) è causata dall’esportazione del legname in grandi quantità per la produzione di carta, mobili, infissi e dal suo utilizzo come combustibile a buon mercato. La politica di Toyin, invece, mira molto di più alla valorizzazione del lavoro dell’artigiano che non allo sfruttamento della materia prima utilizzata: la cooperativa è infatti contraria alla produzione di oggetti ad alto contenuto di materia prima e scarsa lavorazione, quindi a basso valore aggiunto. Nel 1988, gli alberi utilizzati sono stati 300 e hanno dato lavoro e sostentamento a circa 3.000 persone. I 20.000 artigiani del legno presenti a Saharanpur utilizzano annualmente meno del 2,5% di tutti gli alberi abbattuti nella regione. Il legno utilizzato dagli artigiani di Toyin viene acquistato all’ingrosso dalla cooperativa stessa e poi ripartito fra i lavoratori secondo i bisogni: i resti vengono riutilizzati per la fabbricazione di oggetti sempre più piccoli, e gli scarti sono ridotti al minimo.
Toyin vende circa la metà dei suoi prodotti, soprattutto piccoli mobili, oggetti da cucina e articoli da regalo, sul mercato interno; ad essere esportato sono essenzialmente giochi da tavolo e giocattoli in legno. I suoi clienti europei sono le principali organizzazioni del commercio equo: Fto (Olanda), Gepa (Germania), Os3 (Svizzera), Eza (Austria), Magasins du Monde (Belgio), Ctm. Quest’ultima ha iniziato il proprio rapporto commerciale con Toyin nel 1988 con l’importazione di merce per un valore di 10 milioni; data la buona accoglienza dei prodotti sul mercato il valore delle importazioni è aumentato di oltre dieci volte in cinque anni.