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INDIA - TARA

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Tara
India

La purezza di Tara
Tara è il nome di una dea che troneggia nella purezza e nel chiarore sulla cima più alta della terra e porta gli uomini al di fuori del buio e del pregiudizio.
Questa organizzazione venne fondata all’inizio degli anni settanta da Shyam Sharma, professore di letteratura hindi a New Delhi, il quale, insieme alla moglie, ad amici e studenti, formò un circolo di studiosi che iniziò a rompere coi vecchi tabù sociali esistenti e a stabilire legami con i cosiddetti “intoccabili”. Fu da subito chiaro che per migliorare le condizioni sociali di questa parte della popolazione era necessario dar loro la possibilità di un lavoro retribuito; per questo motivo Tara cominciò ad organizzare i diversi gruppi di artigiani (sarti, fabbri, tessitori, lavoratori del metallo e della pietra) perché, attraverso guadagni adeguati per i loro prodotti, giungessero a liberarsi dalla condizione subumana in cui si trovavano a causa di usurai e intermediari, e la loro vita acquistasse valore, dignità e rispetto al pari di qualunque altro cittadino.
I gruppi di artigiani associati a Tara lavorano, a seconda del gruppo, del villaggio o della città in cui si trovano, a diverse linee di produzione: articoli in pietra saponaria, lavorati ad Agra; tappeti; stuoie; articoli in ottone; bigiotteria; articoli in legno; prodotti tessili; articoli in pietre semipreziose; foulards; animali di pezza.
In tutto sono circa 800 le famiglie che direttamente o indirettamente traggono beneficio dal progetto coordinato da Tara. Esse sono organizzate secondo tre diverse modalità: in cooperative vere e proprie, in gruppi operanti su base cooperativa ma non ancora ufficialmente registrati, in piccoli laboratori familiari in attesa di coordinarsi con altre famiglie.
La materia prima necessaria viene acquistata, quando possibile, da cooperative, oppure all’ingrosso o anche nei villaggi, direttamente dai produttori, in occasione dei mercati settimanali. La successiva lavorazione avviene a livello di nucleo familiare, con il contributo sia degli uomini che delle donne; anche i bambini, dopo essere stati a scuola e aver svolto i compiti a casa, possono collaborare coi genitori e imparare così un mestiere che potrà rivelarsi utile per il futuro. Ciò costituisce un sostanziale cambiamento, se si considera che nella maggior parte delle famiglie povere il lavoro minorile viene sfruttato per ragioni economiche, a scapito dell’istruzione scolastica.
Lavorando per Tara, infatti, gli artigiani ricevono ora dal 50 al 100% in più di quanto non guadagnassero prima tramite i canali del commercio tradizionale. Questo ha significato la possibilità di migliorare la propria alimentazione, con notevoli benefici anche dal punto di vista igienico e sanitario. In questo ambito Tara si è impegnata mettendo a disposizione dei gruppi di artigiani un’assistente sociale con esperienza nel campo alimentare, e offrendo, nei casi di necessità, assistenza medica e supporto finanziario.
All’interno dell’organizzazione esiste anche un settore che si occupa di valorizzare alcuni aspetti della cultura di appartenenza degli artigiani; è così che Tara organizza veri e propri spettacoli di cultura locale con tournées in India e all’estero. È convinzione dell’organizzazione che, avvicinando e facendo conoscere culture diverse, si possa far nascere una umanità ricca di varietà, di colori e consapevole delle proprie molteplici potenzialità.

Una storia: le coperte di Nirpura
Tara opera anche come agenzia di commercializzazione dei prodotti provenienti dai gruppi di soci: provvede alla ricerca dei clienti, riceve gli ordini, distribuisce il lavoro e acquista i prodotti finiti. Nei casi in cui i prodotti finiti non raggiungono i livelli di qualità richiesti dagli acquirenti e vengono perciò rifiutati, Tara provvede ugualmente a pagare gli artigiani, con un fondo realizzato con i proventi delle vendite. Inoltre i gruppi ricevono spesso da Tara un pagamento anticipato che li aiuta a sostenere le spese di produzione senza dover ricorrere ai prestiti degli usurai.
A questo proposito si può ricordare una storia che iniziò più di venti anni fa e di cui ancora oggi gli artigiani subiscono le conseguenze. A Nirpura e in altri tre villaggi limitrofi, negli anni Settanta, tutta la produzione di coperte di lana di tipo hardwari veniva acquistata da una grande ditta. Nel 1986, però, questa ditta si presentò solo una volta e senza preavviso; poi per due anni nulla venne più acquistato. Gli artigiani continuarono a tessere le coperte, contraendo grossi debiti con le banche e gli usurai per acquistare la materia prima. Quando una delegazione di Tara visitò il villaggio nel 1988, i tessitori si trovavano nella disperata condizione di avere, da una parte, spaventosi debiti da pagare (anche per effetto degli altissimi tassi di interesse praticati dagli usurai) e, dall’altra, montagne di coperte invendute. Essendo questo un tipo di coperta apprezzata e quindi vendibile solamente in una certa zona dell’India, Tara decise di appoggiare gli artigiani nella ricerca di nuovi modelli, dando loro la formazione necessaria a produrre tappeti di cotone (contemporaneamente sostenendoli finanziariamente durante il periodo di formazione) e lanciando una campagna di sensibilizzazione e solidarietà coi tessitori di Nirpura sia in India che all’estero. Attualmente la loro condizione è migliorata ma, a causa dei debiti accumulati e delle difficoltà di trovare nuovi mercati, gli artigiani si trovano tuttora in una situazione molto delicata.
Tutti i produttori associati a Tara fanno parte dell’assemblea generale che si riunisce annualmente per verificare ed approvare l’andamento dell’organizzazione e per eleggere, ogni due anni, i quattro rappresentanti dei gruppi che, insieme al consiglio dei fiduciari (composto dai sette soci fondatori), formeranno il comitato centrale, l’organo direttivo di Tara.
Gli artigiani collegati a Tara sono stimolati dall’organizzazione a ricercare anche altri clienti e canali di vendita all’interno del mercato tradizionale. A questo proposito si intende organizzare un commercio equo a livello di mercato locale, così da non dover dipendere pesantemente dall’esportazione.
Il mercato interno assorbe già il 40% dei prodotti commercializzati da Tara, mentre la restante parte viene venduta all’estero. Le organizzazioni di commercio equo e solidale, oltre ad essere i principali importatori, hanno sempre rappresentato per Tara e il suo ispiratore Shyam Sharma la risposta ideale alla necessità di creare un commercio più giusto, dignitoso e rispettoso.
 
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