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INDIA - MASHE KASH

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Mashe Kash
India

La cartapesta dei sufis
Il gruppo papier maché produce, come dice il nome, oggetti artigianali in cartapesta laccata: all’inizio si trattava essenzialmente di copertine di libri decorate con motivi floreali a colori vivaci, ma la scelta si è gradualmente arricchita, fino a comprendere oggetti di uso comune (sempre decorati) come set da scrittoio, braccialetti, basi per lampade, vasi da fiori, ed una grande varietà di scatole. Dato l’enorme sviluppo dei prodotti, la pasta di carta non rappresenta più la materia prima esclusiva ed è sempre più necessario affiancarle altri materiali, come legno, cuoio o cartone. Ciononostante, il nome tradizionale di “papier maché” è rimasto ad indicare la tecnica di decorazione della superficie piuttosto che la composizione dell’oggetto stesso.
L’arte della cartapesta è stata introdotta in India dalla Persia, insieme con la religione islamica. Nel secolo scorso, numerosi sufis (sacerdoti mistici) arrivarono in India e, secondo la leggenda, uno di questi si stabilì nel Kashmir, dove diede vita ad una setta cui oggi appartengono ancora molti degli artigiani della cartapesta.

La lenta riscossa delle donne
La comunità papier maché si trova nello Stato indiano del Kashmir, il più settentrionale del Paese, teatro da quasi cinquant’anni di tensioni e scontri tra India e Pakistan. Nonostante la scarsa diffusione delle cooperative, il Kashmir può vantare una delle più ricche tradizioni artigianali di tutta l’India.
Nel 1988 tre organizzazioni del commercio equo europee (la svizzera Os3, l’olandese Sos Wereldhandel e l’inglese Oxfam) hanno appoggiato la nascita di un gruppo di artigiani della cartapesta organizzati in forma cooperativa e collegati strutturalmente ai produttori della materia prima (pasta di carta e articoli non decorati). Nonostante la situazione politica del Kashmir rendesse questo processo lungo e difficile, il gruppo
Mashe-Kash riuscì finalmente a costituirsi, con la finalità di riprendere la tradizionale produzione di articoli in cartapesta, liberandosi dalla dipendenza dagli intermediari e superando la tradizionale divisione con i produttori della materia prima, disprezzati e costretti a lavorare a condizioni di estrema ingiustizia.
Fin dall’inizio il gruppo si è dato un’impostazione non commerciale, e cerca di costituire un’alternativa alla produzione di massa dell’artigianato in cartapesta che rischia di snaturare la tradizione e la qualità del prodotto.
L’organizzazione delle attività risente della difficile situazione politica del Kashmir, e il gruppo, per far meglio fronte a possibili ulteriori problemi, ha deciso di chiedere il riconoscimento ufficiale come società.
L’organizzazione del lavoro presso Mashe Kash tiene in particolare considerazione la posizione delle donne, in un settore (quello dell’artigianato in cartapesta) dominato dagli uomini, in cui le donne rappresentano solo il 2% dei lavoratori, e si tratta in genere di vedove, che non hanno altre fonti di reddito. Le ordinazioni vengono distribuite fra tutti i membri del gruppo, pratica questa che ha richiesto un certo periodo di adattamento, in quanto tradizionalmente l’intermediario affidava i lavori individualmente ai singoli artigiani. I produttori di materia prima lavorano 10-14 ore al giorno e guadagnano quanto guadagna un decoratore, per 8 ore di lavoro giornaliere. Nella media indiana, i salari sono piuttosto alti, ma bisogna considerare che nel Kashmir la vita - a causa della situazione politica - è molto più cara che altrove: la produzione alimentare locale è riservata all’esercito, e il fabbisogno della popolazione proviene dall’esterno.
Anche la divisione dei compiti è effettuata su base paritaria all’interno del gruppo, in quanto tutti i membri svolgono tutte le mansioni del processo produttivo: preparazione della superficie da decorare, pittura, lucidatura, confezionamento.
Il processo produttivo è piuttosto lungo, e consiste di numerose fasi:
- la carta usata (per l’artigianato in cartapesta non viene utilizzata carta nuova) viene immersa in grandi contenitori d’acqua per due o tre giorni, fino a quando si decompone totalmente;
- questa massa viene successivamente strizzata e battuta in un mortaio fino a costituire una pasta omogenea;
- la pasta, stesa su grandi piattaforme (thali) viene mescolata ad una colla ricavata precedentemente dal riso bollito e il composto viene impastato fino a che diventa completamente liscio: il grado di omogeneità della pasta è quello che poi determina la qualità finale dell’oggetto;
- al composto viene poi data la forma voluta con apposite sagome in legno, che vengono ricoperte di pasta;
- a questo punto, quando l’oggetto è già un po’ asciutto, lo si leviga con una pietra per dargli la forma definitiva, e lo si lascia asciugare completamente;
- quindi si toglie la forma in legno e l’oggetto è pronto per la fase successiva;
- l’oggetto, ricoperto di colla di pesce e lasciato nuovamente asciugare, viene successivamente reso liscio con una pietra levigata;
- la decorazione avviene passando prima su tutto l’oggetto il fondo (che costituirà il colore di base) e poi aggiungendo gradatamente tutti gli altri colori necessari.
I colori sono normalmente prodotti con ingredienti naturali, come la pietra sulfurea per il giallo, il quarzo per il bianco, concime naturale bruciato per il nero e semi di mela granata per il rosso: l’ingrediente principale è ridotto in polvere e mescolato con colla ed acqua; ragioni di tempo fanno però sì che negli ultimi tempi si usino più di frequente colori chimici.
Una delle prime difficoltà per Mashe Kash è stata quella di riuscire a fissare il prezzo dei propri prodotti, in quanto tradizionalmente questo veniva fatto dagli intermediari, senza che i lavoratori avessero alcun influsso. L’esportazione è stata affidata ad un’organizzazione, Wassqadit, che riceve dal gruppo un contributo per il confezionamento e la spedizione e trattiene la metà del contributo governativo per il sostegno all’esportazione.
Le organizzazioni europee del commercio equo che importano i prodotti del gruppo Mashe Kash sono oltre alla Ctm, Os3 (Svizzera), Fto (Olanda), Oxfam (Gran Bretagna).