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INDIA - SREELA ARTS

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SREELA ARTS - INDIA

Nel nord dell’India tra le catene montuose del Kumaon e del Garhwal una volta si viveva principalmente di agricoltura; la maggior parte degli abitanti della zona possedeva un piccolo appezzamento di terra sufficiente a soddisfare i bisogni familiari. L’artigianato era parte integrante della cultura e della vita locale: con la tessitura veniva realizzata la stoffa per gli abiti, mentre orecchini, collane e bracciali erano frutto della creatività delle donne e dell’assemblaggio dei materiali presenti in loco. Al giorno d’oggi l’urbanizzazione sempre crescente ed il boom turistico stanno mettendo a repentaglio le tradizioni locali; molte persone sono rimaste senza terra e lavorano ora come braccianti, molte altre sono emigrate a Delhi in cerca di fortuna.

La storia di Sreela Arts è legata alla figura di Sheela Negi, una donna che ha saputo reagire alla morte del marito, un rifugiato tibetano, evitando di dipendere esclusivamente dalla famiglia. Sheela ha deciso di mandare a scuola il figlioletto che all’epoca aveva appena due anni e di continuare l’attività svolta dalla propria famiglia, la creazione di bigiotteria in argento, altri metalli e pietre dure. Iniziò vendendo collane e orecchini in un piccolo chiosco nella città di Manali; ben presto si rese conto di quanto il prezzo delle materie prime fosse determinato dagli innumerevoli passaggi da un intermediario all’altro. In tutta l’India, infatti, gli artigiani sono assolutamente “invisibili” proprio perché il mercato della bigiotteria e della gioielleria è completamente nelle mani degli intermediari; tra questi, tra l’altro, vi è molta competizione e i commercianti a loro volta cercano di abbassare al minimo i prezzi, di conseguenza gli intermediari tentano di acquistare la merce ad un prezzo sempre minore dagli artigiani. Nelle zone di Jaipur nel Rajasthan e di Vecchia Delhi, dove avviene gran parte della produzione artigianale di bigiotteria, vivono molti profughi e, considerata la loro situazione precaria, la necessità di vendere è ancora più forte, per cui i prezzi scendono inevitabilmente.

Sheela prese contatti con alcuni venditori di pietre dure, argento e metalli del Rajasthan e cominciò ad acquistare le materie prime direttamente da loro; poté quindi contare su un guadagno maggiore per il proprio lavoro. Quando riuscì a garantirsi un’indipendenza economica sufficiente, cominciò a pensare ad altre donne in situazioni finanziarie difficili. Grazie anche ad alcuni contatti con Irani Sen, coordinatrice del Craft Resource Centre, nacque l’idea di formare un gruppo di lavoro ed iniziare un’attività produttiva con l’obiettivo di ricavare un guadagno dignitoso per le donne coinvolte.
Per Sheela era chiaro sin dall’inizio che il suo piccolo negozio di Manali, dove continua a vendere principalmente ai turisti, e il lavoro delle donne dovevano rimanere due cose distinte. Le donne, infatti, sono state seguite da Sheela per apprendere il mestiere nella fase iniziale del progetto, ma attualmente Sheela auspica che in tempi brevi il gruppo si autogestisca. Per ora le artigiane, tutte emigrate da diverse zone dell’India, hanno scelto di non ufficializzare la struttura in cui lavorano e hanno deciso di costituirsi in associazione riconosciuta appena le vendite permetteranno loro di avere un reddito sicuro.
Il gruppo è composto da sette donne, vedove o abbandonate dai mariti. Se la commercializzazione dei loro prodotti avrà esito positivo, si potranno coinvolgere nuove persone, dando sempre la priorità a donne che sono rimaste sole, poiché la situazione di queste persone è particolarmente difficile in una cultura che da sempre sottomette la donna alla volontà della famiglia del marito.

Il tipo di bigiotteria prodotta è caratteristica delle zone di montagna, e in questo modo le artigiane mantengono un legame con la propria identità culturale. Le pietre dure utilizzate vengono acquistate direttamente a Jaipur nel Rajasthan, le parti metalliche vengono prodotte con degli stampi particolari da una comunità montana. Per la bigiotteria vengono utilizzati fili di alluminio o di nylon, a seconda del prodotto. Sebbene leggermente più costosi i ganci degli orecchini sono in argento o vengono argentati per garantire l’assoluta anallergicità.
Al momento le artigiane, in gran parte analfabete, non desiderano occuparsi della commercializzazione, che ora è delegata al Craft Resource Centre. Il guadagno delle donne come anche l’organizzazione interna del gruppo e il ruolo di Sheela, devono ancora essere stabiliti nei dettagli.