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BANGLADESH - EDM

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Enfants du Monde (Edm)
Bangladesh

Sacchetti di plastica? No grazie
Il Rural Family and Child Welfare Project (Rfcwp) produce articoli di artigianato in canna leggera e bambù intrecciati: si tratta di una ricca serie di cesti di varia forma e misura, per differenti usi (portaombrelli, cesti da tavola, per pane, cestini per carta straccia, cesti da biancheria, portavasi, cesti ornamentali, etc.) alcuni dei quali presentano un bordo in rame. Anche gli ormai famosi sacchetti di juta, simbolo dalla metà degli anni ’70 della campagna europea contro i sacchetti in plastica, hanno un loro posto tra i prodotti del Rural Family and Child Welfare Project. Sono stati introdotti anche vasi di argilla decorati con canna, ma il loro successo è stato limitato dalla fragilità nel trasporto. Fra i prodotti sviluppati più di recente si trovano anche cesti fatti con la base della noce di cocco e decorati con foglie.

Fibra, riso e dignità
Il Rfcwp nasce nel 1974 dall’iniziativa congiunta del Dipartimento dei Servizi Sociali, del Ministero affari sociali del Bangladesh e dell’Ong svizzera Edm (Enfants du Monde) con un finanziamento della cooperazione svizzera. Obiettivo principale del progetto è quello di contribuire al miglioramento del livello di vita delle famiglie rurali più povere attraverso un sistema di crediti, sensibilizzazione sui temi della salute e dell’igiene familiare e infantile, pianificazione familiare.

Il territorio e le famiglie da introdurre nelle attività del progetto vengono selezionati tra i più bisognosi di aiuto; le famiglie vengono organizzate in gruppi di lavoro composti ciascuno di 15-20 famiglie. In ogni villaggio (che può contare al massimo dieci gruppi di lavoro) sono state introdotte diverse attività comuni:
- il centro comunitario per i servizi sociali, che è la struttura di base e il centro locale delle attività del progetto; in ogni villaggio interessato dal progetto è stato creato un comitato di progetto, con lo scopo di creare una struttura locale in grado di proseguire le attività una volta cessato l’appoggio esterno di Edm e del Dipartimento Servizi Sociali. Il comitato di progetto tiene riunioni mensili, decide la ripartizione del lavoro nell’ambito del villaggio, amministra le attività locali del progetto e dirime eventuali controversie.
- le attività socioeconomiche: dato che le famiglie partecipanti al progetto sono troppo povere per essere ritenute solvibili da una banca tradizionale, la loro unica possibilità per avere accesso al credito è quella di rivolgersi all’usura praticata tradizionalmente. Proprio per evitare questo fenomeno il progetto ha istituito in ogni villaggio i cd. “fondi rotativi”, un piccolo capitale a disposizione delle famiglie per la realizzazione di progetti a carattere sociale. L’utilizzo del fondo “costa” il 15% della somma presa in prestito, in modo da ricostituire e possibilmente aumentare il capitale a disposizione della comunità. In alcuni villaggi in cui l’ammontare del fondo è insufficiente rispetto alla popolazione, le famiglie vengono incoraggiate ad incrementarlo con la costituzione di gruppi di risparmio collettivo: quest’attività è fortemente incoraggiata dal progetto, che tende a sviluppare una precisa abitudine al risparmio da parte dei nuclei familiari.
Il tasso di rimborso dei crediti è in genere molto alto, e ha toccato il 97% nel 1993.

Il continuo accrescimento della popolazione rappresenta un grave problema per il Bangladesh, e naturalmente il miglioramento del livello materiale di vita può contribuire, nel lungo periodo, al rallentamento di questa tendenza. Il Rfcwp, ad ogni modo, ha introdotto fra le sue attività anche quella di pianificazione familiare, per fornire alle famiglie che lo desiderano strumenti sicuri ed efficaci di contraccezione. Le attività in questo campo comprendono la sensibilizzazione verso gli effetti (diretti e indiretti) positivi di una famiglia meno numerosa, formazione con supporto audiovisivo, incontri di gruppo, distribuzione di contraccettivi di vario tipo sotto controllo medico-sanitario attraverso le strutture territoriali.

I servizi di sviluppo comunitario comprendono una serie di attività volte a dotare il villaggio di infrastrutture igienico-sanitarie di base, come acqua potabile e latrine, attività strettamente connesse al programma di sanità di base: quest’ultimo comprende corsi di educazione sanitaria materno-infantile, vaccinazioni e monitoraggio della crescita e dello sviluppo dei bambini.
Di conseguenza, il progetto si è anche interessato del problema abitativo, particolarmente pressante nelle famiglie selezionate dal progetto: si è provveduto dunque alla costruzione di abitazioni standard, offrendo dilazioni di pagamento di dieci anni.

La produzione di articoli di artigianato è un’iniziativa indipendente dal progetto principale, ed ancora in fase di sviluppo: fin dall’inizio, il Rfcwp ha lavorato per rendere indipendenti gli artigiani, incontrando non poche difficoltà, come ad esempio l’incapacità di alcuni di adattarsi alla domanda dei mercati di esportazione, la mancanza di capacità tecniche e le ristrettezze finanziarie che rendevano incerta la produzione. L’esportazione si è soprattutto indirizzata verso il canale del commercio equo, e la relativa mancanza di capacità tecniche è stata affrontata ricercando nei villaggi il sapere tradizionale. Il progetto ha finora sviluppato 42 cooperative composte da 1.475 famiglie di produttori. In alcuni villaggi la scarsità di bambù, materia prima principale per l’artigianato, comincia a farsi sentire, e dunque il progetto sta contrattando l’acquisto di terreni per coltivare la pianta e poter quindi disporre del materiale in maniera continuativa.
La scelta di esportare attraverso le organizzazioni del commercio equo, e quindi relativamente al riparo dalla concorrenza internazionale, ha permesso a Edm di pagare un prezzo giusto agli artigiani per i propri prodotti. L’esportazione riguarda il 99% del prodotto, essendo praticamente inesistente la domanda interna. Edm esporta in molti paesi europei, ma anche negli Stati Uniti, in Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Le organizzazioni italiane (nel 1993) hanno importato prodotti per più di 42.000 dollari, corrispondente al 15% circa del totale. Purtroppo anche nei paesi occidentali si è avuta negli ultimi tempi una contrazione della domanda, che ha costretto alcune delle cooperative a far ricorso ai risparmi depositati nel fondo obbligatorio. Nella conferenza della federazione internazionale del commercio alternativo (Ifat) tenutasi a Manila, nelle Filippine, nel 1993, il progetto Edm ha partecipato in qualità di rappresentante delle organizzazioni artigianali del Bangladesh, ed ha quindi avuto modo di discutere i problemi comuni con tutte le organizzazioni presenti.