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THAILANDIA - THAI TRIBAL CRAFT

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Thai Tribal Crafts
Thailandia

La gente delle colline
L’estremo nord della Thailandia è popolato da ben sei gruppi etnici differenti, in totale più o meno 500.000 persone. Altre stime, che tengono conto del costante flusso in arrivo dalla Birmania, proiettano il loro numero molto più in alto. In ogni caso, costoro rappresentano solo una minoranza dei diversi milioni di individui da millenni abitanti delle basse propaggini himalayane tra l’Assam indiano e la Thailandia, un’area vastissima coperta in origine da un fitto manto di foresta pluviale spontanea. La migrazione di queste genti, tutte originarie dell’Asia centrale, verso la Thailandia, si è articolata in modo costante in direzione sud, durante i secoli passati: migliaia di persone spinte a lasciare i luoghi d’origine a più riprese dai vari sconvolgimenti dei regimi cinesi, e, sul nuovo suolo, irretite e via via marginalizzate verso le colline dai Thai, dai Birmani e dai Laotiani. Alle loro spalle ci sono identità culturali specifiche e diverse, tenacemente difese, in via di estinzione o irrimediabilmente perdute. La politica del governo thailandese è, nei fatti, volta all’integrazione culturale forzata delle minoranze etniche: è il modello di sviluppo che in Thailandia si va imponendo massicciamente a pretenderlo.
A livello agricolo, per esempio, viene imposto l’abbandono delle tecniche tradizionali. La coltura itinerante, basata sul taglio della foresta e sull’incenerimento della vegetazione rimasta sugli appezzamenti, non è più possibile perché oggi la terra in Thailandia è troppo poca rispetto alla popolazione: non sarebbe quindi possibile continuare a praticarla ottenendo nutrimento per tutti e i danni ambientali diverrebbero gravissimi. D’altra parte la coltivazione dell’oppio, in un modo o nell’altro fonte di reddito essenziale per queste minoranze etniche, è giustamente scoraggiata dallo Stato, ma le colture alternative proposte risultano problematiche, soprattutto a causa del massiccio uso di pesticidi e fertilizzanti di sintesi che richiedono.

Le etnie tribali, inoltre, vengono ancora oggi pesantemente colpevolizzate per la distruzione della foresta. Ma sicuramente hanno distrutto molto di più l’industria thailandese del legno ed i contadini thai alla ricerca di nuove terre. Da almeno un secolo si è tagliato tek indiscriminatamente in tutto il nord e nord-est del paese: e fino al divieto emanato dal governo nel 1989 la tendenza è rimasta invariata. Ma sono le cifre a demolire sulla quantità le presunte responsabilità delle etnie tribali: l’industria è responsabile al 70% della deforestazione del nord, un altro 20% viene attribuito ai contadini thai stanziatisi nelle colline alla ricerca di nuovi suoli agricoli e solo il 2% è stato provocato dalle etnie tribali.
Comunque sia, la foresta è in gran parte sparita, l’agricoltura itinerante oggi non è più possibile e le popolazioni tribali stesse hanno perso con questi due elementi la propria radice essenziale di sussistenza.

In territorio thailandese, le principali etnie tribali sono le seguenti:
- i Karen (350.000 persone circa). La maggior parte di questo popolo, originario del Tibet, vive in Birmania;
- i H’Mong (80.000 persone circa). Provengono dallo Yunnan cinese, molti di essi sono profughi del Laos;
- i Lahu (60.000 persone circa). Originari anch’essi dello Yunnan;
- gli Yao, o Mien (65.000 persone circa);
- gli Akha (40.000 persone circa). Si trovano in Thailandia dall’inizio del secolo, dopo essere migrati, come tutte le altre etnie, dal nord verso sud;
- i Lisu (25.000 persone circa). Provengono dal Tibet orientale.

Alcuni membri di queste tribù continuano a vivere nei villaggi isolati tra le montagne, ma la maggioranza preferisce spostarsi verso i centri turistici, specialmente Chiang Mai dove però, al massimo, riescono a guadagnare un po’ di soldi partecipando alle numerose manifestazioni folcloristiche destinate ai turisti. Prive di qualsiasi formazione professionale, le ragazze spesso finiscono nel giro della prostituzione: a volte sono le loro stesse famiglie a venderle, per necessità finanziarie, ai proprietari dei
night clubs.

Le sartorie famigliari
Thai Tribal Crafts, una delle rare organizzazioni che operano in favore di queste etnie tribali, è un’agenzia di commercializzazione dell’artigianato tribale nata sotto l’egida della Chiesa Battista Protestante (presente sulle colline del nord della Thailandia da almeno due secoli) e guidata da tribali Lahu e Karen che vivono a Chiang Mai.
Fondata nel 1973, Thai Tribal Crafts lavora oggi con 24 gruppi che riuniscono più di 600 artigiani, soprattutto donne, che abitano i villaggi sulle colline, in un raggio comunque di pochi chilometri da Chiang Mai, cosa che rende possibile agli artigiani la consegna dei loro prodotti senza che i costi lievitino in modo proibitivo. Thai Tribal acquista inoltre l’artigianato di circa 500 artigiani individuali. Thai Tribal lavora con tutte le etnie esistenti, ma principalmente con le sei che abbiamo sopra citato e che sono le più consistenti dal punto di vista numerico. La distribuzione del lavoro è abbastanza semplice: l’organizzazione acquista all’ingrosso le materie prime, le consegna a credito agli artigiani, si accorda con loro per la data di consegna del prodotto finito e paga in contanti il lavoro prima di inoltrare la nuova ordinazione.
L’obiettivo di Thai Tribal è quello di migliorare le condizioni di vita dei tribali salvaguardando e promuovendo al contempo le loro tradizioni artigianali. Per far questo, offre diversi servizi ai produttori e alle produttrici: fornitura della materia prima, formazione permanente, diversificazione della produzione, commercializzazione di prodotti riservati tradizionalmente all’uso familiare.
Thai Tribal corrisponde prezzi elevati agli artigiani: in cambio, essi sono tenuti a fornire prodotti di prima qualità, che si distinguano nettamente dagli articoli a buon mercato destinati ai turisti.

Lo staff del coordinamento, che ha sede a Chiang Mai, si compone di una decina di persone. Thai Tribal, che giuridicamente è un’emanazione della Christian Service Foundation, gestisce un negozio, sempre a Chiang Mai, dove vende al pubblico (e nei piani c’è l’apertura di altri esercizi a Bangkok e Pukhet) e serve poi all’ingrosso varie organizzazioni di commercio equo.
Thai Tribal è guidata, oltre che dallo staff operativo, da un consiglio di amministrazione composto da undici membri e che ha, legalmente, poteri decisionali: lo stesso direttore di Thai Tribal è membro del consiglio di amministrazione con ruolo consultivo, ma non vota. Quello che Thai Tribal può e non può commercializzare è stabilito per statuto: l’organismo opera senza fini di lucro, con il solo artigianato tribale.

Uno degli importanti risultati raggiunti da Thai Tribal è l’istituzione di un centro di formazione per giovani donne a Chiang Mai: in questo centro infatti le ragazze Karen, Akha o H’mong... acquisiscono un’istruzione di base oltre ad una formazione specifica sulle principali tecniche artigianali tradizionali. È questo un modo concreto ed efficace per offrire loro la possibilità di evitare la strada della prostituzione.
La storia cominciò più di una ventina di anni fa, quando i missionari battisti che lavoravano con i Lahu ed altre tribù, in Thailandia, pensarono di promuovere l’artigianato quale strategia generatrice di reddito. La promozione iniziò a microlivelli, con una diffusione legata all’impegno di pochi individui. Nel 1973 quindi, con una donazione di 15.000 bath da parte di gruppi battisti stranieri, fu aperto il negozio.
I motivi su cotone sono quelli tradizionali, (ogni tribù ha i propri) e vengono sempre realizzati nei villaggi da migliaia di persone, mentre l’assemblaggio finale viene svolto da una dozzina di sarte a Chiang Mai. Dove possibile, comunque, Thai Tribal cerca di promuovere l’intero processo lavorativo nel villaggio stesso.
 
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LAVORAZIONE

 THAI TRIBAL PROGETTO