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FILIPPINE - SAFFY

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Saffy Handicrafts



Il bambù dei pescatori
Safrudi (Social Action Foundation for Rural and Urban Development), fondata nel 1970, comprende numerosi gruppi di artigiani, e dunque la produzione che ne risulta è estremamente varia e fantasiosa. Accanto ai soprammobili, le borse e i giocattoli prodotti dai gruppi di Manila troviamo infatti l’artigianato in rattan, che fin dai tempi più antichi ha rappresentato una fonte di reddito aggiuntivo per le popolazioni Mangyan della località di Gabaldon, come pure gli oggetti in bambù dei pescatori dell’isola di Talim. Altri gruppi si sono invece specializzati nella produzione di gioielli oppure di tazze, vassoi e scatole in madreperla bianca o colorata, mentre altri ancora ci propongono cesti e panieri intrecciati in foglia di banano essiccata.

Combattere la fame con il lavoro
La rapida crescita della popolazione filippina, coniugata ad un forte esodo rurale, ha creato l’immensa periferia-bidonville di Manila, una delle più grandi del mondo, dove regnano fame, disoccupazione, condizioni igieniche insostenibili, criminalità.
La politica urbanistica del regime di Marcos ha creato un prestigioso centro città e quartieri residenziali all’americana. Attorno a questi, la periferia offre uno spettacolo difficilmente descrivibile, con abitazioni fatte di cartone, pezzi di legno, bidoni di latta appiattiti e latta ondulata arrugginita.
Una vitalità intensa anima la bidonville dalle cinque del mattino fino ad oltre la mezzanotte. Gran parte della popolazione passa la propria giornata sulla strada, percorsa dai commercianti ambulanti che magnificano a voce alta le qualità della loro mercanzia. Gli abitanti della bidonville sono per la maggior parte senza lavoro, e soprattutto i giovani costituiscono bande che vivono di furti, aggressioni e rapine.
Qui Safrudi assiste gli abitanti nella costituzione di piccoli gruppi di produzione artigianale, e compie inoltre un enorme lavoro di prevenzione e sensibilizzazione sui problemi dell’alimentazione, dell’ igiene e della sanità.
Le origini di Safrudi risalgono al 1966, quando un gruppo di donne, assistite da una missionaria belga, decide di unirsi nel tentativo di migliorare le drammatiche condizioni di vita delle baraccopoli, con il motto “combattere la fame con il lavoro”. L’acquisto di alcune macchine per cucire rende possibile l’organizzazione di un corso di cucito che si tiene nella cripta di una chiesa. Alcune ragazze cominciano a produrre borse e vestiti. Nasce così il primo gruppo artigianale, con il nome di Saffy Handicrafts (Social Action for Filipino Youth). All’inizio, Saffy è estremamente dipendente dalle donazioni esterne, ma con il passare degli anni le donne riescono a trovare sbocchi commerciali per i propri prodotti sia presso alcuni negozi di Manila che all’estero. Il guadagno diventa allora sufficiente per acquistare le materie prime per la produzione. Forti di questo successo iniziale, altri gruppi di donne iniziano ad organizzarsi, mettendo in piedi altre realtà produttive nei quartieri poveri di Manila, con l’obiettivo di sfuggire alla miseria attraverso il lavoro comunitario. Ma le donne di Saffy cercano qualcosa di più che il semplice benessere inteso in senso economico: è per rispondere a questo bisogno che, nel 1970, viene fondata Safrudi. Scopo di Safrudi è quello di concepire e gestire un programma di sviluppo globale che comprenda la formazione, l’occupazione, la salute, l’agricoltura, nonché la ricerca spirituale per l’approfondimento della fede. Oggi più di 800 famiglie sono coinvolte nelle attività di Safrudi. Si sono formati numerosi gruppi di produttori che forniscono servizi al pubblico come la sartoria e i parrucchieri, oppure producono oggetti di uso comune, come candele, sapone, frutta secca, etc. Oltre a ciò, Safrudi si assume il compito di provvedere alla formazione di personale socio-sanitario, da impiegare nell’enorme lavoro di prevenzione necessario nel campo dell’alimentazione, dell’igiene e della sanità in generale. Alla problematica sanitaria, Safrudi accorda giustamente un’attenzione prioritaria, dato che le condizioni generali di salute della popolazione lasciano molto a desiderare. Gli animatori prestano la loro opera sia nelle periferie cittadine che nelle zone rurali, formando gruppi di donne imparano a preparare un pasto equilibrato, a conoscere e rispettare le principali norme di igiene, etc. Nell’ambito del programma di igiene pubblica sono stati scavati quattro pozzi artesiani, che riforniscono numerose famiglie di acqua potabile. Da un’indagine condotta su 617 bambini, l’80% è risultato sottonutrito: in questi casi Safrudi interviene non soltanto con corsi di nutrizione per le madri, ma anche con la fornitura di alimenti a prezzi preferenziali. Un altro importante programma di Safrudi riguarda la produzione di piante officinali tradizionali e il loro inserimento in un quadro di misure curative naturali, come pure la loro vendita.
Suor Mullie (la missionaria belga fondatrice di Safrudi) ha diretto l’organizzazione per molti anni, ma nel 1989 ha lasciato il posto a Josi Soriano, responsabile dell’esportazione. La direzione di Safrudi è attualmente formata dai responsabili dei diversi settori e dagli assistenti sociali. I lavoratori non sono direttamente presenti nella direzione, ma possono far conoscere il loro punto di vista attraverso il responsabile della produzione. Un’assemblea generale, nella quale gli artigiani discutono le linee generali delle attività dell’associazione, viene organizzata con scadenza annuale: sulla base dei risultati di questa assemblea viene stabilito il piano di lavoro per l’anno seguente. Lo staff di Saffy è composto da 30 persone; altre 60 lavorano alla produzione a Manila, e 24 gruppi di produttori riuniti in cooperative organizzazioni e associazioni collaborano con loro programmi specifici.
Saffy Handicrafts è oggi il servizio commerciale di Safrudi, responsabile delle esportazioni. Le ordinazioni sono ripartite nei diversi gruppi, e i prodotti vengono poi riuniti da Saffy per le pratiche di esportazione. Allo scopo di mantenere la propria produzione sempre in linea con il gusto dei potenziali acquirenti, Saffy ha costituito un apposito reparto per la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti.
La maggior parte degli artigiani lavora otto ore al giorno per sei giorni la settimana, in piccoli laboratori comuni; altri, invece, lavorano a domicilio. La maggioranza è costituita da donne, che in questo modo riescono a guadagnare un piccolo reddito supplementare: il reddito del marito, infatti, spesso non risulta sufficiente a coprire tutti i bisogni della famiglia, specie quando questa è numerosa. L’ammontare dei salari e il prezzo dei prodotti vengono discussi all’interno di ciascun gruppo con il supporto di un animatore di Saffy. Spesso, però, accade che i prezzi fissati siano troppo elevati perché il prodotto sia vendibile sul mercato interno, e allora Saffy provvede all’esportazione in Canada o in Europa, attraverso il circuito del commercio equo. Il margine trattenuto dall’organizzazione sui prodotti è del 20%, e serve al finanziamento dell’infrastruttura e dei programmi sociali.
 
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