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FILIPPINE - PFTC

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Panay Fruits and Trading Corporation (Pftc)


Banane dolci e fritte
L’isola di Panay (situata circa 500 chilometri a sud di Manila ed estesa quasi quanto la Sardegna) sta assistendo, al pari del resto delle Filippine, ad una crescente polarizzazione sociale causata dal prosciugamento del mercato monetario. Il divario creatosi permette alle classi più ricche di disporre di denaro da investire in industrie medio-piccole, mentre la maggioranza della popolazione, non trovando vie d’uscita alla disoccupazione e alla miseria, finisce per cadere nell’apatia, nell’alcolismo, nella droga, oppure cerca aiuto nelle sette fanatiche e nei gruppi armati governativi o ribelli.
Per uscire da questa crisi il popolo filippino ha bisogno di percorsi alternativi, e cioè di progetti di sviluppo che sostengano e coinvolgano direttamente i gruppi popolari.
D’altra parte, l’isola è straordinariamente fertile e, contrariamente a quanto avviene in altre zone, qui la piccola proprietà agricola è ancora molto sviluppata: numerose famiglie sono proprietarie di piccoli appezzamenti di terreno (da 1 a 5 ettari) in cui coltivano principalmente riso, mais, canna da zucchero, noci di cocco e diverse verdure.
In questo contesto la coltivazione delle banane e la loro lavorazione costituiscono per molte famiglie di piccoli coltivatori un’attività secondaria che, se adeguatamente organizzata, può rappresentare un’importante fonte di reddito.
È per sfruttare questa potenzialità e per cercare di intervenire sulla situazione sociale della regione che, un paio di anni fa la Ctm e gruppi di produttori iniziarono a studiare un progetto per la produzione di banana chips - fette di banana fritte ed essiccate - da vendere sul mercato interno, ma soprattutto per l’esportazione. Il valore che si scorse in un tale progetto fu la possibilità di coinvolgere sia le campagne, da cui provengono i frutti, che la città, dove avviene la lavorazione.
Nelle zone rurali della provincia di Iloilo City, il capoluogo dell’isola, l’albero della banana cresce infatti un po’ ovunque - ai bordi delle risaie, lungo i sentieri, sui pendii, intorno alla case - e inoltre permette un tipo di coltivazione che viene definito “boscaglia agricola”: alle piante di banana vengono affiancate le piante di cocco, a più alto fusto, da cui viene estratto l’olio per l’autoconsumo, mentre dal sottobosco che si viene a creare si ricavano sterpi e legna da ardere. Questo tipo di coltivazione mista offre inoltre il vantaggio di poter essere facilmente affrontata con i criteri dell’agricoltura biologica, un’eventualità che è già stata presa in considerazione e a cui si sta lavorando per un futuro prossimo, sfruttando per esempio le svariate esperienze di lombricoltura esistenti in loco.

Instancabile Gabriela
Per quel che riguarda il progetto in questione, la cura dei banani e la raccolta dei loro frutti viene affidata ad un’associazione di donne contadine, Amihan, la quale, dopo il raccolto, si incarica di far arrivare i frutti in città (Iloilo City) dove un’altra organizzazione di donne - Nagaisa, associazione di abitanti dei quartieri poveri urbani, soprattutto donne - provvede alla lavorazione. Sia Amihan che Nagaisa fanno parte dell’organizzazione di coordinamento Gabriela che raggruppa circa 50.000 donne in tutte le Filippine.
A Iloilo le banane vengono affettate, fritte, essiccate, impacchettate e sistemate negli scatoloni pronte per essere caricate nei containers e spedite via nave. Esistono, come per altri prodotti, diversi tipi di banane. Nelle Filippine sono conosciute le banane sabha e le banane lakatan. Le banane lakatan sono quelle che finiscono abitualmente sulle nostre tavole, mentre le sabha vengono utilizzate per un’ulteriore lavorazione. Le sabha hanno un sapore molto più neutro e potrebbero essere dolci, salate o addirittura piccanti a seconda delle aggiunte aromatizzanti usate.
Le banane vengono inizialmente sbucciate con una specie di coltellino fatto di canna, badando a non intaccare la polpa del frutto. Si passa quindi ad affettarle: 4 o 5 banane vengono strette in mano e poi affettate con una affettatrice rudimentale composta da un piano in legno e una lama. Le fette poi vengono fritte e dolcificate e alla fine confezionate direttamente dalle lavoratrici. Tutto il processo lavorativo richiede un notevole impegno di manodopera che per Iloilo City e per le donne in particolare risulta essere un notevole supporto alle loro scarse entrate.
Nel processo di trasformazione delle fette di banane sono coinvolte 25 lavoratrici, che ottengono al giorno una cifra che è superiore di almeno due terzi rispetto al salario percepito in un’altra impresa. Il pagamento viene fatto complessivamente al gruppo, che poi provvede a suddividerlo in parti uguali tra tutte le lavoratrici. La maggior parte delle lavoratrici hanno famiglia e numerosi figli, per i quali si sta pensando di mettere a disposizione un apposito asilo nido nella futura sede di Pftc.
Dopo aver acquistato un terreno nei dintorni di Iloilo City (l’acquisto del terreno è avvenuto grazie ad un contributo della Provincia Autonoma di Bolzano, in virtù di una legge sulla cooperazione internazionale), Pftc ha dato inizio alla costruzione di un edificio ove poter sistemare in futuro la propria sede e la centrale di trasformazione e di confezionamento delle banane; in passato il ciclo lavorativo avveniva in sedi affittate nei primi tempi nel cortile della casa di una delle fondatrici di Pftc. In tutto la produzione delle banane chips coinvolge 100 famiglie di contadini e 150 famiglie di abitanti dei quartieri poveri di Iloilo.
Le organizzazioni coinvolte nel progetto, come si diceva, fanno parte di una rete nazionale di movimenti femminili denominata Gabriela (dal nome di Gabriela Silang, una rivoluzionaria filippina uccisa dagli spagnoli nel XIX secolo), la cui sezione locale, Kabalaka Panay, fu quella che, su incarico della Ctm, produsse nel 1991 lo studio di fattibilità che portò alla concretizzazione del progetto delle banana chips.
La Panay Fruits and Trading Corporation - il cui organico è costituito da delegate di Amihan, Nagaisa e Kabalaka Panay - si fa carico del coordinamento delle attività produttive e della commercializzazione delle fette di banana.
Pftc cura inoltre l’esportazione dello zucchero Mascobado proveniente sempre dall’isola di Panay, in sostituzione di Alter Trade che opera sull’isola di Negros e che continua a rifornire la maggior parte delle Ato’s europee. Alter Trade e Pftc lavorano in stretta collaborazione.
Pftc occupa a tempo pieno 7 impiegati, detiene proprie licenze sia per la lavorazione alimentare che per l’esportazione. La supervisione di tutto il progetto è assunta dalla stessa Kabalaka Panay, che ha il compito di formare gli operatori del settore e di costruire una struttura organizzativa tale da poter comprendere tutti i gruppi che partecipano al progetto.
Non è un caso che Pftc sia nata soprattutto dalla volontà e dall’impegno di organizzazioni composte prevalentemente da donne, anche qui costrette ad un ruolo secondario, subordinato e passivo. Gli obiettivi nell’immediato sono creare e rafforzare un mercato per i prodotti dei gruppi di base, offrire retribuzioni dignitose ai produttori abitualmente emarginati dal mercato, allargare quanto più possibile il coinvolgimento ad altre associazioni o organizzazioni e renderle partecipi della propria esperienza.
La banana e i suoi derivati sono parte integrante dell’alimentazione dei filippini, per questo la produzione delle banane chips trova uno sbocco anche sui mercati interni; in ogni caso, però, il mercato più importante è rappresentato dalle Ato’s europee che, insieme alla Ctm, hanno intrapreso la commercializzazione di questo prodotto
 
Allegati

BANANE CHIPS


BANANE PANAY

 PANAY FAIR TRADE PROGETTO