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FILIPPINE - PITAFA

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Pisang - Tamuan Farmers Organization (Pitafa)
Filippine

Succo di canna
Con il nome di Mascobado viene indicato lo zucchero integrale di canna prodotto con un procedimento tradizionale nelle Filippine: si tratta del succo addensato e cristallizzato della canna da zucchero. Diversamente dallo zucchero raffinato (generalmente di barbabietola), prodotto industrialmente, Mascobado contiene ancora tutti i sali minerali originari: saccarosio (75-80%), fruttosio e glucosio. Lo zucchero industriale contiene invece soltanto saccarosio; ciò vale anche per lo zucchero bruno che si differenzia da quello raffinato solo per il procedimento produttivo, e non certo per il contenuto. Mascobado non contiene additivi chimici e conserva intatto il tipico sapore della canna da zucchero.

Un’isola di zucchero
Lo zucchero importato dalla Ctm proviene dall’isola di Panay, nelle Filippine: l’isola, che si trova circa 500 chilometri a sud di Manila, ha la stessa superficie della Sardegna e la sua economia dipende quasi totalmente dall’agricoltura. I mezzi di produzione sono molto costosi e gli investimenti non vengono ripagati dai magri guadagni ottenuti con la vendita dei prodotti: la società si polarizza fra uno strato sociale privilegiato, che può permettersi formazione e investimenti nei vari settori produttivi, e le masse povere; anche fra queste ultime cominciano ad intravedersi differenze di reddito crescenti. L’alcolismo e la tossicodipendenza colpiscono duramente gli strati più disperati della popolazione. D’altra parte, Panay è un’isola estremamente fertile, in cui il latifondo si è mantenuto in limiti relativamente accettabili: molti piccoli contadini possiedono da uno a cinque ettari di terra, dove riescono a coltivare l’essenziale per la sopravvivenza. Gli unici prodotti disponibili per la commercializzazione sono lo zucchero e la copra (albume essiccato della noce di cocco).
In questa situazione gli abitanti hanno bisogno di essere incoraggiati a rompere questo cerchio di povertà e dipendenza e a prendere in mano il proprio sviluppo economico e sociale. La Ctm, dopo aver importato per alcuni anni il Mascobado prodotto dall’organizzazione Alter Trade dell’isola di Negros, ha dato avvio ad una collaborazione con un nuovo partner sull’isola di Panay: Pitafa (Pisang - Tamuan Farmers Organization). Nel 1989 Pitafa, sostenuta da una Ong filippina chiamata Parud, decide di dare avvio alla costruzione di un mulino per produrre zucchero Mascobado da avviare all’esportazione. I coltivatori, con l’aiuto di alcuni carpentieri volontari, in breve tempo portano a termine l’opera e, oltre ad utilizzare comunitariamente il mulino, aprono un piccolo magazzino con alcuni generi di prima necessità per i soci. L’anno seguente viene allestito un ambulatorio diurno (Day Care Center) vicino al mulino, per dare una prima risposta ai problemi sanitari più urgenti della comunità. In questa fase Pitafa è sostenuta ed appoggiata da un progetto governativo e da tre Ong che contribuiscono alla realizzazione di un asilo e di corsi sull’alimentazione e sulle nozioni igienico-sanitarie di base.
Nel novembre del 1990, però, un tifone distrugge il centro, costruito in bambù, materiale poco resistente a questi eventi atmosferici: i membri di Pitafa non si perdono d’animo e, per continuare le attività, chiedono in prestito i locali di una vicina parrocchia. In breve tempo il centro viene ricostruito.
I soci di Pitafa sono 30, ma il numero di persone coinvolte è ben più alto (circa 150). Si tratta per la maggior parte di famiglie, un membro delle quali può essere socio della cooperativa: i soci sono sia uomini che donne. Venticinque dei trenta membri di Pitafa vivono nella zona Pisang, e possiedono insieme 39 ettari di terreno. Venti di questi sono piccoli proprietari, con un’estensione di terreno compresa fra gli 0.75 e i 3 ettari, e cinque non hanno terra. Circa un quarto della terra viene utilizzato per la coltivazione di canna, mentre il resto è coltivato a banane, riso e mais per l’alimentazione dei contadini. Sono i coltivatori stessi a far funzionare il mulino, della capacità di 1200 chili al giorno, che durante la stagione della molitura impiega 15 persone.
La canna viene ripiantata ogni anno, e dopo circa 12 mesi è pronta per la raccolta: il periodo della molitura dura cinque mesi, da novembre a marzo. Lo zucchero viene prodotto mediante un processo di lavorazione molto semplice: la canna da zucchero viene schiacciata da una macchina azionata da un motore; il succo ottenuto con questa operazione, dopo essere stato filtrato due volte, viene versato in un grande recipiente aperto, del diametro di due metri circa: cinque di questi recipienti vengono messi in fila. Sotto l’ultimo si trova una fiamma, che propaga il suo calore anche agli altri e che viene alimentata dai resti della canna schiacciata. Il succo viene mescolato e versato da un recipiente all’altro, finché raggiunge l’ultimo, il più caldo. Nell’ultimo recipiente il succo viene portato ad ebollizione e si addensa. Si ottiene così il Mascobado, che viene lasciato asciugare su di un tavolo, e rimescolato fino a che assume la forma in cui poi verrà confezionato e spedito. Tutto il processo di molitura dura da 1 ora e mezza a 3 ore, per 200 chili di zucchero. Da 10 chili di canna si ricava 1 chilo di Mascobado.
Pitafa ha inoltre recentemente iniziato la produzione con il metodo biologico, a livello sperimentale, attraverso l’uso delle escrezioni prodotte dai lombrichi come fertilizzanti: nonostante questo progetto di vermicoltura comporti una grossa mole di lavoro e la continua assistenza di personale specializzato, i coltivatori di Pitafa sono convinti delle prospettive di questa acquisizione, che li libererà dai gravosi costi dei fertilizzanti chimici, oltre che dai loro effetti inquinanti, e renderà il prodotto più attraente per il consumatore europeo. Il maggiore ostacolo da superare, dopo un congruo periodo di riconversione, rimane ora quello della certificazione, che dovrà essere fatta secondo la recente normativa comunitaria sull’agricoltura biologica.
Tramite la collaborazione con la Ctm, Pitafa si augura di poter risolvere quei problemi che ancora oggi ostacolano l’attività produttiva, come la mancanza di energia elettrica, l’obsolescenza dei macchinari, le difficoltà di approvvigionamento d’acqua e le difficoltà nei trasporti (la strada di accesso al mulino non è asfaltata e diventa impercorribile durante la stagione delle piogge).
Il Mascobado è prodotto quasi interamente per l’esportazione; i filippini non lo consumano, perché gli preferiscono lo zucchero bianco raffinato, inequivocabile segno di modernità e progresso. I coltivatori di Pitafa dipendono dunque interamente dall’esportazione. Come si è visto sopra, fino a pochi anni fa le organizzazioni europee del commercio equo riunite nell’Efta (European Fair Trade Association), e quindi anche la Ctm, si rifornivano di Mascobado da Alter Trade, un’ organizzazione di produttori dell’isola di Negros. A partire dalla fine del 1992, la Ctm ha avviato contatti con Pitafa, dato che Alter Trade, dovendo coprire la domanda di importazione di ben 11 organizzazioni, non aveva le quantità sufficienti a disposizione. Inoltre dal 1992 il grande successo del cioccolato Mascao (composto di cacao El Ceibo e di Mascobado) ha posto il problema di garantire la continuità della fornitura delle materie prime.
L’esportazione dello zucchero viene curata da un’altra organizzazione, Pftc (Panay Fruits and Trading Corporation) produttrice delle banana chips importate dalla Ctm. Ciò comporta un duplice vantaggio: da un lato, evita a Pitafa le difficoltà di accesso ad una licenza di esportazione; dall’altro, consente a Pftc un’entrata che compensa le vendite di banana chips che finora sono state purtroppo alquanto scarse.
 
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ZUCCHERO PISANG

 PISANG PROGETTO