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ZIMBAWEE - KATIYO FARM

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Katiyo Farm
Zimbabwe

Non solo tè, ma dei migliori
Quello del tè Katiyo è un progetto risalente ai primi anni ’70, che ha visto molti cambiamenti nel paese in cui è nato, lo Zimbabwe, e che ha vissuto molte trasformazioni; un progetto che produce tè di ottima qualità grazie ad un’intesa tra un’impresa statale che si occupa di agricoltura (l’Agriculturalord Rural Development Authority - Arda), e gruppi di contadini organizzati.
La Katiyo Farm (3.000 ettari di cui 800 coltivati) e gli impianti di produzione-confezionamento si trovano nella località Katiyo sull’altopiano nelle vicinanze di Mutare, al confine con il Mozambico; a disposizione dell’azienda ci sono una scuola, una clinica e diversi negozi. Accanto al tè (522 ettari) viene coltivato anche il caffè di tipo robusta (300 ettari).
Il tè nero Katiyo è considerato sul mercato mondiale un té molto pregiato. Sebbene i campi siano situati a soli 600 metri sul livello del mare, la sua qualità è attribuibile all’ottima esposizione delle piantagioni, alla fertilità della terra e a condizioni climatiche favorevoli, soprattutto per quel che riguarda le piogge; nei periodi in cui queste non sono in quantità sufficiente si supplisce con un sistema di irrigazione. Ci sono 5 ettari riservati per la coltivazione biologica, mentre nel resto della piantagione non vengono usati pesticidi o insetticidi. La potatura riveste una grande importanza sia per la qualità che per la quantità del raccolto. Quando gli arbusti raggiungono l’altezza massima, che permette una raccolta agevole e l’esposizione al sole di tutti i rami, le piante vengono potate. Tutto il lavoro di potatura e di raccolta viene fatto manualmente.

La Honde Valley Tea Growers Association
La lavorazione del tè occupa 1500 persone di cui la metà sono donne. La parte del leone per la produzione del tè è giocata dalla Katiyo Farm e dall’associata Rumbisi Farm, situata a circa 25 chilometri di distanza, mentre un apporto quantitativamente minore viene dato anche dai contadini riuniti in otto gruppi che formano la “Honde Valley Tea Growers Association” (Htga). Questa associazione di coltivatori fu fondata già nel 1972, ma dovette sospendere le proprie attività a causa della guerra di liberazione, dal ’74 all’80. I rappresentanti dei gruppi, a cui fanno capo 520 contadini, si riuniscono tre volte all’anno per le assemblee generali.

Il tè viene coltivato su di una superficie variabile, da 1 a 10 ettari, per famiglia associata; accanto al tè sono coltivati i banani per il consumo familiare e gli ortaggi per il mercato locale. La terra è proprietà dello Stato e quindi anche i contadini che lavorano a Katiyo sono senza terra; come è noto questo è un destino comune a molti contadini e ciò rimanda ancora all’annoso problema della riforma agraria, presente in quasi tutti i paesi del Sud del mondo. In Zimbabwe, proprio per le peculiarità della sua storia coloniale e post-coloniale, la soluzione di questo infuocato problema è particolarmente agognata e allo stesso tempo complessa da gestire da parte dello Stato.
Circa la metà dei contadini sono donne che lavorano principalmente nelle fasi della raccolta e della lavorazione in fabbrica; gli uomini invece fanno la sarchiatura e affiancano le donne nella raccolta. Gli impianti di produzione e confezionamento, esistenti fin dal 1975, si trovano nella località Katiyo e occupano stagionalmente fino a 100 persone. Nonostante la cronica difficoltà nel reperimento dei ricambi per le macchine, la fabbrica è in buone condizioni. Le materie prime per la confezione del tè, cartoni e bustine di carta non sbiancata, sono comprati all’interno del paese stesso e provengono da lavorazioni di riciclaggio; i pacchetti vengono fatti a mano.

Obiettivo: l’autosufficienza alimentare
Quando nel 1986 il prezzo del tè crollò sul mercato mondiale l’Agricultural and Rural Development Authority (Arda), un’impresa pubblica che produce e commercializza materie prime, cominciò a creare vie alternative a quelle tradizionali nel settore della commercializzazione. Nel 1987 venne deciso di confezionare il tè in proprio e di far partire una campagna promozionale nel paese. Allo stesso tempo si cercarono anche acquirenti sul mercato internazionale. Così, a partire dai primi contatti con Afri Star (l’associazione del commercio equo finlandese), nacque la collaborazione anche con altre organizzazioni europee. Nel 1990 Afri Star e Arda diedero inizio a un progetto di esportazione delle bustine di tè confezionato in Zimbabwe. Il tè in bustine è un prodotto largamente richiesto in Europa (rappresenta circa la metà del consumo del tè) e consente la creazione di un maggior numero di posti di lavoro.
L’Arda è una delle più grandi imprese agricole in Zimbabwe e rappresenta lo strumento principale di intervento dello stato nello sviluppo agricolo e rurale del paese. Produce e commercializza cotone, riso, grano, caffè, tè, frutta fresca e verdura. L’obiettivo principale dell’Arda è contribuire all’autosufficienza alimentare del paese. L’Arda gestisce circa 30 aziende, per una superficie complessiva di 450.000 ettari, in cui lavorano 6.000 dipendenti fissi, a cui si aggiungono 16.000 lavoratori e lavoratrici stagionali. Questi ultimi appartengono a diversi gruppi etnici che nel passato coloniale erano relegati in determinate zone denominate Tribal Trust Lands. L’Arda garantisce uno stipendio minimo a tutti i lavoratori, che siano fissi o stagionali. Il tè Katiyo rappresenta per lo Zimbabwe la terza produzione in ordine di importanza per le vendite, dopo il cotone e il grano. Ai dipendenti della Katiyo Farm vengono assegnate le case e l’istruzione scolastica, come l’assistenza sanitaria, è gratuita.

L’Arda paga per il tè un prezzo più alto di quello pagato dalle ditte private e sostiene i produttori sia dal punto di vista organizzativo che tecnico; per esempio per quel che riguarda il miglioramento della qualità delle foglie di tè si lavora sugli incroci e sulla potatura (gli scarti della potatura vengono messi nel compostaggio). Inoltre il trasporto delle foglie di tè dai campi alla fabbrica è di competenza dell’Arda, fatto di importanza cruciale perché i campi distano anche una cinquantina di chilometri dalla fabbrica. Nella stagione del raccolto ci sono due squadre di 20 persone che si avvicendano alle linee di produzione. Da 4 chili di foglie verdi si ricava, dopo la lavorazione, un chilo di tè. In futuro anche le pratiche di esportazione con le organizzazioni di commercio equo europee saranno gestite dai gruppi di produttori. Il prezzo del tè viene definito annualmente dall’Arda/Katiyo e Htga; ci sono luoghi deputati alla concertazione e il dibattito è spesso acceso, ma ci sono sempre spazi per la mediazione. Una volta fissato il prezzo, l’Arda sottoscrive contratti d’acquisto con ogni singolo produttore. Il 60% della produzione viene assorbita dal mercato interno.
In base alle finalità delle organizzazioni di commercio equo europee sono stati definiti inoltre alcuni elementi di fondo del rapporto con i gruppi di produttori che comprendono la creazione di un fondo per programmi sociali e creditizi rivolti ai coltivatori, l’elaborazione di processi formativi sulla gestione finanziaria e sui problemi organizzativi. Attualmente è a disposizione dei lavoratori una clinica; gli altri abitanti della zona vi hanno accesso previo pagamento di una piccola somma. Le malattie più comuni sono la Tbc, la malaria e negli ultimi anni si sta diffondendo anche l’Aids. I pazienti in gravi condizioni vengono trasportati all’ospedale più vicino (80 chilometri).