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TANZANIA - KCU - KNCU

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Kagera Cooperative Union (Kcu)
Kilimanjaro Native Cooperative Union (Kncu)

Tanzania

Venga a prendere un caffè da noi…
Più della metà del caffè prodotto in Tanzania viene commercializzato dalle due cooperative Kagera Cooperative Union e Kilimanjaro Native Cooperative Union; coltivato ad un’altitudine compresa fra i 1.100 e i 1.600 metri s.l.m., il loro caffè è per l’80% di tipo Robusta e per il 20% di tipo Arabica.
Dopo il raccolto i contadini fanno essiccare le “ciliegie”, quindi le trasportano in sacchi alle Primary Societies (Cooperative di villaggio) dove il caffè viene controllato e pesato, e per il quale i contadini ricevono un primo pagamento. Da qui, i camion delle cooperative regionali, cui le Primary Societies sono affiliate, provvedono a trasportare il caffè negli impianti di lavorazione, dove i chicchi sono sottoposti a diversi procedimenti, tra cui la decorticazione, la selezione, la determinazione della qualità e l’impacchettamento, prima di essere riconsegnati alle cooperative e quindi al Tanzania Coffee Marketing Board (Tcmb), la compagnia statale che detiene il monopolio della commercializzazione del caffè.

La prima cooperativa africana
In Tanzania, nelle cinque regioni produttrici di caffè, la produzione, lavorazione e vendita di questo prodotto sono gestite da cinque cooperative regionali a cui sono associate, a livello di villaggio, le Primary Societies, cooperative di contadini.
Kagera Cooperative Union conta 137 Primary Societies in 441 villaggi a cui aderiscono circa 60.000 soci; considerando che solo una persona per famiglia può essere socio di una Primary Society, mentre i contadini in una famiglia sono spesso più di
uno, il numero totale di coltivatori di caffè coinvolti nel lavoro della cooperativa supera i 200.000. Un numero considerevole se confrontato alla popolazione totale dei tre distretti in cui opera Kagera Cooperative Union, che è di 665.000 abitanti.
I prodotti principali oltre al caffè, che serve a procurare denaro contante, sono le banane, usate esclusivamente per l’autoconsumo, ed i fagioli, sia per l’autoconsumo che per la vendita sul mercato.
La cooperativa è retta da un comitato esecutivo composto da 12 persone e può contare sul lavoro di 400 dipendenti. A parte la commercializzazione del caffè, le attività di Kagera Cooperative Union a favore dei contadini sono:
- la raccolta dei prodotti agricoli in eccesso e la loro vendita sul mercato;
- la fornitura di materiale agricolo come i fertilizzanti, gli insetticidi, gli attrezzi da lavoro, i semi e le pianticelle di caffè che periodicamente devono essere rinnovate;
- la fornitura di materiale da costruzione;
- la formazione degli agricoltori, dei dipendenti della cooperativa e dei membri del comitato esecutivo.
Per portare a compimento questi servizi Kagera Cooperative Union dispone di:
- 29 camion per il trasporto del materiale ai contadini e dei loro prodotti al mercato;
- 2 officine per la manutenzione di questi mezzi;
- l’impianto di lavorazione del caffè di Bukop;
- una Compagnia di Sviluppo Agricolo che fornisce beni di prima necessità ai contadini, quali sale, zucchero, sapone, cherosene, medicinali, tessuti e materiali da costruzione;
- 7 vivai per la produzione annuale di un milione di pianticelle di caffè che vengono distribuite gratis ai contadini;
- un fondo educativo per permettere ai contadini di mandare i figli a scuola;
- 3 scuole superiori;
- la gestione, tramite la Compagnia di Sviluppo Agricolo, di due alberghi a Bukoba;
- un fondo rotatorio da cui i contadini possono ottenere crediti a tassi agevolati.
I servizi di Kagera Cooperative Union sono aperti a tutti gli agricoltori, senza distinzione fra soci e non soci.


Sorta nel 1925, la cooperativa della regione del Kilimanjaro fu la prima cooperativa costituitasi in Africa. Nel 1976, come tutte le altre cooperative del caffè, venne sciolta dal governo che si riteneva minacciato dal loro crescente potere.
Venne rifondata nel 1984, quando il governo decise di riprendere a gestire il settore del caffè tramite il sistema delle cooperative regionali e delle Primary Societies. La nuova legge sulle cooperative, approvata nel 1991, le libera dal controllo governativo diretto, dando ai contadini maggior potere di determinare il futuro delle loro cooperative.
Alla Kilimanjaro Native Cooperative Union aderiscono 96 Primary Societies, ognuna delle quali conta all’incirca 2.000 soci. Due rappresentanti per ogni Primary Society prendono parte all’Assemblea Generale, che elegge il consiglio di amministrazione formato da 12 persone. I lavoratori alle dirette dipendenze della cooperativa sono
circa 350.
Ogni contadino possiede in media 2 o 3 acri di terreno (1 acro = 0,4 ha) su cui coltiva caffè, banane, mais e fagioli. Tutti insieme producono da 12,5 a 14 milioni di Kg di caffè pergamino (cioè non ancora decorticato) all’anno.

Le attività della cooperativa a favore dei contadini sono simili a quelle della Kagera Cooperative Union e cioè:
- l’acquisto del caffè dai soci, tramite le Primary Societies, ed il trasporto, con i 32 camion di sua proprietà, all’impianto di lavorazione della Tanganyika Coffee Curing Company (Tccc);
- la distribuzione di materiale agricolo ai contadini, sempre tramite le Primary
Societies;
- la vendita di beni di consumo in spacci cooperativi;
- la distribuzione a basso prezzo di vacche da latte ai contadini (la Kilimanjaro Native Cooperative Union dispone di 3 allevamenti di bovini);
- la vendita ai contadini, dietro il pagamento di una modica cifra, delle pianticelle di caffè prodotte nei 30 vivai della cooperativa;
- la manutenzione delle strade non statali che portano alle Primary Societies;
- un fondo per il sostegno delle scuole secondarie private nella regione del Kilimanjaro (la regione con il più alto numero di scuole secondarie della Tanzania);
- un fondo, a livello di Primary Societies, da cui gli agricoltori ottengono l’interesse del 26% sui loro risparmi; per i prestiti il tasso è del 27% (contro un tasso del 29% praticato dalle banche);
- la lavorazione del cotone in un impianto proprio;
- la gestione di un albergo.

Commercializzazione e vendita, il difficile rapporto fra stato e mercato
Secondo la legge che gestisce la commercializzazione del caffè in Tanzania, le cooperative regionali non possono vendere il loro caffè direttamente a compagnie straniere, ma solamente al Tanzania Coffee Marketing Board che lo compra ad un prezzo fissato dal governo e lo paga in due rate: una alla consegna ed una dopo che il caffè è stato venduto sul mercato internazionale. La vendita sul mercato internazionale può avvenire in due modi: o direttamente a compagnie straniere che pagano anticipatamente, ma ad un prezzo inferiore rispetto alle quotazioni mondiali, o pubblicamente all’asta che si tiene nella città di Moshi.
La Kagera Cooperative Union e la Kilimanjaro Native Cooperative Union non sono soddisfatte di questo sistema, prima di tutto perché il Tanzania Coffee Marketing Board fa aspettare le cooperative fino a due anni prima di effettuare il secondo pagamento, e poi perché paga solamente due terzi di ciò che effettivamente riceve dagli acquirenti esteri; inoltre il pagamento non viene differenziato in base alla qualità del prodotto, per cui viene a mancare lo stimolo necessario per migliorare la produzione.
La possibilità di esportazione diretta porterebbe diversi benefici, fra cui: l’aumento del prezzo pagato ai contadini; l’abbreviazione dell’intervallo fra il raccolto ed il pagamento finale; la differenziazione del pagamento a seconda della qualità del prodotto; l’avvicinamento fra produttori e consumatori eliminando le intermediazioni.
Per il momento, in attesa che il governo tanzaniano conceda la possibilità di esportazione diretta alle cooperative, almeno per quel che riguarda i quantitativi venduti alle organizzazioni di commercio equo e solidale, la Kagera Cooperative Union ha istituito un proprio ufficio di esportazione, con tanto di agente commerciale, presso l’asta di Moshi. Benché, in questo modo, l’agente della Kagera Cooperative Union finisca per acquistare anche il proprio caffè, i vantaggi rappresentati da questo sistema sono che i prezzi più alti pagati dalla Kagera Cooperative Union all’asta fanno aumentare i prezzi offerti anche da altri acquirenti; la produzione di caffè di buona qualità viene stimolata perché riceve un prezzo maggiore; la Kagera Cooperative Union può finalmente vendere il caffè, dopo averlo acquistato all’asta, direttamente ad acquirenti stranieri, fra cui le organizzazioni di commercio equo e solidale.
 
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