PRODOTTI


Prodotti Biologici
Prodotti Fairtrade
Novità

PROGETTI

KENIA - EBUYANGU WOMEN GROUP

prodotti relativi
Ebuyangu Women Group
Kenya

Ebuyangu Women Group è un gruppo di quasi 200 artigiane che fanno cesti in banano nella zona del Lago Vittoria. È sorto per iniziativa di 3 keniani che nel 1979 uscirono da un’altra organizzazione, la Jisaidie Cottage Industries. Quest’ultima, nata in una delle baraccopoli più tristemente note di Nairobi, si occupa principalmente della commercializzazione all’estero dei prodotti artigianali di diversi gruppi keniani.
Oggi quasi tutte le famiglie della zona attorno alla città di Yala, sul lago Vittoria, fanno parte del gruppo di produttori Ebuyangu e forniscono cesti al magazzino comune secondo la propria capacità produttiva. Sono solo e sempre le donne che all’interno della famiglia fanno il lavoro di intreccio dei cesti.
Guardando indietro ai quasi 20 anni di produzione e commercializzazione di cesti di Ebuyangu, sono subito chiari punti di forza e debolezze: il gruppo ha ottenuto l’appoggio e la collaborazione di quasi tutte le donne della zona, ma ci sono delle limitazioni di tipo commerciale che impediscono l’ulteriore sviluppo e la diversificazione dei prodotti. I nodi sono venuti al pettine soprattutto quando sono comparsi sul mercato prodotti di altri gruppi artigiani del Ruanda e dell’Uganda, più innovativi e raffinati.
Sulla scia di Ebuyangu sono comunque sorti, in Kenya, altri gruppi di donne che vendono i loro prodotti, in particolare animali in stoffa.

Rifiuti di cucina e concime organico
Ma vediamo prima di tutto come si svolge la vita di queste donne e dove si situa in questa economia di sussistenza l’entrata addizionale di reddito che viene dai cesti.
Le donne di Ebuyangu vivono con le loro famiglie su appezzamenti di terreno agricolo non più grandi di un ettaro. La zona è particolarmente fertile, grazie alla vicinanza del lago, tanto da rendere possibile la coltivazione di questi terreni con profitto lungo tutto l’arco dell’anno, applicando la rotazione delle colture. Seguendo un principio tramandato da generazioni, all’agricoltura viene affiancato l’allevamento di bovini e di animali da cortile; questi ultimi però devono essere poche unità in modo da non incidere negativamente sull’organizzazione di tutto il lavoro agricolo. Gli animali danno un notevole apporto proteico alla dieta alimentare (vengono macellati solo quando sono vecchi), e il loro contributo, per quel che riguarda la concimazione, è essenziale per la salute del terreno.
L’utilizzo mirato del letame di un paio di mucche e i rifiuti di cucina permettono quindi a questi piccoli appezzamenti di essere altamente produttivi e di coprire, mediamente, le esigenze alimentari fondamentali di una famiglia di dieci persone.
Mais, miglio, fagioli, patate dolci, cassava e banane vengono prodotti esclusivamente per uso domestico. Solo in casi eccezionali, come spese straordinarie per la scuola o per medicinali, vengono venduti al mercato gli ortaggi o gli animali da cortile.
L’artigianato dei cesti si inserisce proprio qui, per rispondere a quei bisogni che vanno al di là della sussistenza. Ogni mese una donna può produrre tra i 30 e 40 cesti (di forma e dimensioni diverse) che portano un introito di circa 3.000 scellini keniani
(Ksh). Per i bisogni alimentari fondamentali la spesa giornaliera è di 60 Ksh, su cui incide fortemente lo zucchero, necessario per il tè del mattino. I costi annuali per mandare a scuola un figlio sono di 700 Ksh, relativamente bassi rispetto ad altre regioni del Kenya. La spesa per la costruzione di una tipica casa di campagna, per fare un altro esempio, è calcolata attorno ai 40.000 Ksh (dati del 1996).

Donne cestaie
Quando arriva un’ordinazione da una delle tre organizzazioni di commercio equo europee che lavorano con Ebuyangu (oltre alla Ctm, la tedesca Gepa e l’olandese Fair Trade Organisatie) il direttore, Nelsen Aywa, riunisce le donne cestaie perché diano la loro disponibilità in termini di capacità e di tempo. Infatti le donne, oberate dai lavori nei campi, non sempre possono prendersi l’impegno di aggiungere lavoro a lavoro.
Una volta fatta la suddivisione dei compiti le donne vanno a cercare la materia prima: infatti, vista la penuria di foglie di banano, esse devono spingersi sempre più lontano utilizzando un’automobile regalata qualche anno fa dall’organizzazione del commercio equo olandese.
Nelle piantagioni di banano le foglie utili per la fabbricazione dei cesti vengono staccate dal tronco del banano dalle stesse donne che pagano per questo un prezzo simbolico al guardiano della piantagione. Tornate ciascuna nelle loro case le donne fanno seccare al sole le foglie per 6 settimane, dopo le quali possono finalmente iniziare il lavoro di intreccio. Un mese di raccolta di materia prima corrisponde a circa 2 mesi di produzione di cesti.
Il direttore si incarica di raccogliere il lavoro finito e di saldare i conti con le artigiane. Spesso le donne attraverso il loro lavoro di cestaie ripagano debiti fatti anteriormente proprio con Ebuyangu che svolge così una modesta ma utilissima funzione di credito verso le artigiane.
Nel magazzino centrale i cesti vengono puliti ed asciugati, per evitare che si formi la muffa durante il trasporto.
Sono stati fatti anche i primi sforzi per diversificare i prodotti e migliorarne la qualità, e nel corso dei prossimi anni si dovrebbero vedere i frutti di questo ulteriore impegno.

Per regolare i conflitti interni, coordinare le fasi della produzione e reperire la materia prima, è stata formalizzato un comitato di 12 persone, eletto dalla maggioranza dei membri. Attualmente fa parte di questo comitato, oltre alle rappresentanti delle artigiane, anche la piccola unità amministrativa di Ebuyangu, composta da 5 persone.
Questa piccola iniziativa permette alle donne di Yala di integrare il loro reddito con entrate sicure in cambio della produzione di cesti, un lavoro questo che possono fare nel tempo lasciato libero dai lavori di casa e nei campi
 
Allegati
 EWG PROGETTO