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KENIA - JACARANDA

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Jacaranda Workshop
Kenya

Gioielleria: dall’assemblaggio alla creazione
Jacaranda è un laboratorio artigianale in cui alcune decine di handicappati mentali producono gioielli di foggia sia tradizionale che moderna. Dal 1983 vengono fabbricate collane in perle di vetro prodotte localmente e in pietre semi-preziose. Fra il 1983 e il 1986 la produzione si limitò all’assemblaggio di gioielleria acquistata all’esterno. A partire dal 1986, grazie all’apporto di una consulente in design, la qualità e la gamma dei prodotti offerti da Jacaranda si sono modificate sensibilmente: nuove tecniche produttive sono state sperimentate e il laboratorio ha iniziato ad utilizzare materiali come “papier maché” (cartone bagnato e successivamente essiccato, processo che lo lascia rigido nella forma in cui lo si è modellato in precedenza), ceramica e ottone. Molti dei materiali utilizzati sono di importazione, mentre i pezzi in ceramica sono fabbricati con argilla locale.

Il reinserimento degli handicappati
Il laboratorio odierno rappresenta l’evoluzione storica di una scuola per bambini con handicap mentali fondata a Nairobi negli anni ’40 con l’aiuto del locale Rotary Club. Negli anni ’60 la scuola assunse il suo nome attuale, diventando la più grande scuola kenista per bambini con problemi mentali. Nel 1981 venne creato il Jacaranda Workshop, con lo scopo di fornire ai ragazzi che concludevano la scuola una prospettiva lavorativa attraverso una formazione di carattere professionale. L’iniziativa, che aveva carattere di progetto sperimentale, venne appoggiata concretamente dall’amministrazione cittadina, che mise a disposizione il terreno, accanto alla scuola, su cui sarebbe sorto il laboratorio. Finalità generale del progetto è dimostrare che non solo è possibile integrare gli handicappati nella società produttiva, ma che essi possono anche dare un notevole contributo al benessere generale.

I lavoratori di Jacaranda, attualmente 43 persone, provengono da diverse situazioni sociali, ma principalmente da ambienti estremamente poveri, ed hanno essi stessi difficoltà a relazionarsi con il denaro. Nonostante i loro problemi, non vengono considerati apprendisti o persone che hanno bisogno di essere impiegate in qualche modo, ma lavoratori e artigiani a tutti gli effetti. La normale giornata lavorativa è di otto
ore, ma in periodi di calo della domanda gli orari vengono abbreviati. Il salario viene calcolato secondo una formula che comprende varie voci, la maggiore delle quali è la remunerazione al pezzo; nel salario sono altresì comprese voci indipendenti dal livello produttivo, come l’indennità di spostamento, quella abitativa e un “premio di assiduità”, che tende ad incoraggiare la presenza continuativa dei lavoratori in laboratorio. La formula è concepita in modo tale che anche il meno produttivo dei lavoratori riceva una paga decente, sempre che il suo livello di presenza sia soddisfacente. La presenza sul posto di lavoro varia notevolmente e ciò produce una notevole diversificazione dei salari finali. I lavoratori godono di quattro settimane di ferie annuali, retribuite a livello di paga base, ed hanno altresì diritto al rimborso delle spese mediche. Il salario così ottenuto è di livello paragonabile a quello di ogni altro lavoratore in Kenya, ed è all’incirca doppio di quello minimo raccomandato dal governo.

Negli anni ’80 i responsabili hanno dovuto affrontare le particolarità legate al lavoro insieme a persone con problemi mentali, su cui i dati e le esperienze disponibili erano molto scarse. Per avviare le attività in modo sperimentale, si decise quindi che gli studenti più anziani avrebbero iniziato a lavorare a metà tempo in un laboratorio provvisorio ospitato nei locali della scuola. I dubbi sulle capacità produttive di persone con problemi mentali si sono però subito rivelati infondati: la loro caratteristica principale è invece quella di essere impossibilitati ad assimilare un gran numero di nozioni in poco tempo, e di non poter realizzare facilmente una lunga sequenza di attività. Ciò ha portato, nella specifica situazione di Jacaranda, a dover parcellizzare il processo lavorativo e produttivo in una quantità di piccoli “passi”, ognuno dei quali facilmente assimilabile e riproducibile da parte dei lavoratori. Questo significa, da una parte, che la pianificazione deve essere minuziosa e rigorosa, ma dall’altra che il lavoro è continuamente controllato dalle stesse persone che lo svolgono: raramente si troverà un articolo di gioielleria così frequentemente e minuziosamente seguito nel corso della sua fabbricazione come quelli di Jacaranda. La produzione di una collana comporta infatti circa sessanta differenti tipi di attività ed impiega dieci diversi lavoratori, ciascuno con il proprio compito specifico.

Questo processo produttivo è dettagliatamente documentato per ogni singolo articolo, del quale si conoscono le materie prime necessarie per produrlo, i loro costi, i tempi di lavorazione di ciascuna fase (misurati in persona/ora). Tutta questa documentazione, contenuta in una base di dati computerizzata, è diventata uno strumento di lavoro essenziale per Jacaranda perché:
- rende possibile calcolare la materia prima necessaria per evadere un’ordinazione, e il relativo stock da acquistare;
- è indispensabile per calcolare esattamente il costo di produzione di ogni articolo, ed aggiornarlo in funzione degli adeguamenti dei prezzi della materia prima e del costo del lavoro;
- dà una visione precisa dei tempi di lavoro, e quindi aiuta ad assegnare efficientemente i compiti ai vari lavoratori;
- fa sì che il tempo medio per eseguire un lavoro diventi il metro su cui basare l’elemento di cottimo nella retribuzione del lavoratore.
Fino al 1986 la produzione era essenzialmente diretta a soddisfare la domanda del mercato interno: il rinnovo della gamma e dei materiali di produzione, conseguenti alla consulenza esterna, hanno determinato un cambiamento anche nella commercializzazione del prodotto. Le attività del laboratorio restano comunque estremamente esposte ad una serie di variabili: scarsità della materia prima, rapido avvicendamento dei lavoratori in compiti che non conoscono bene, ed altre. In questo senso, la più alta produttività, e quindi i migliori risultati per il laboratorio, può essere conseguita in presenza di ordinazioni effettuate con congruo anticipo di tempo, perché permettono il miglior impiego delle risorse umane e materiali. In concomitanza con la ristrutturazione del processo produttivo nel 1986, il laboratorio ha lavorato in perdita per un certo periodo, e a tutt’oggi Jacaranda non ha profitti e non è autosufficiente, ma sta progressivamente riducendo la percentuale di dipendenza dall’esterno.
L’esportazione è principalmente diretta al circuito del commercio equo e comprende:
Traidcraft (UK), Oxfam Trading (UK), Gepa (Germania), Serrv (USA), Traid Aid (Nuova Zelanda), Maailmankauppa (Finlandia), Thai International (USA), OS3 (Svizzera), Eza (Austria) e naturalmente Ctm.