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ETIOPIA - ARTIGIANE ETIOPI

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p.8

Ctm importa scialli prodotti da artigiane etiopi ex raccoglitrici di legna

Il riscatto delle donne
sui telai dei Falascià

(logo e indirizzi Ctm)

La principale fonte energetica ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, è, come ancora spesso succede in Africa, la legna da ardere. Ma sarebbe più esatto dire che sono le gambe, le braccia e la schiena di oltre 15.000 donne che sopravvivono raccogliendo legna e vendendola in città. 5.000 circa di esse sono ragazze tra i 10 e i 19 anni. Percorrono fino a 30 chilometri, naturalmente a piedi, per raccogliere una fascina di legna da 35 chili, trasportata sulle spalle. In tal modo provvedono ad approvvigionare almeno un terzo delle case della città.
Sopravvivono per modo di dire. Il loro reddito mensile è di meno di 12 dollari. Sono tra le persone più povere di Addis Abeba, e ciò nonostante più della metà di esse sono la principale fonte di reddito per la propria famiglia. Per giunta la raccolta di legna fatta in modo così disordinato crea anche problemi alle foreste circostanti. Di per sé sarebbe un’attività illegale: chissà che queste donne non vengano accusate di contribuire alla deforestazione del paese. D’altronde esse svolgono questo lavoro perché in un paese come l’Etiopia, tra i più poveri del mondo, non ci sono altre possibilità.
Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa si è mosso. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nell’ambito dei suoi programmi riguardanti le donne lavoratrici, ha avviato il “Women fuelwood carriers project”. Obiettivi: sollevare il caso dell’importante ruolo e delle drammatiche condizioni delle donne raccoglitrici di legna in Etiopia; tentare di integrare la loro attività in programmi di riforestazione e protezione ambientale; offrire opportunità di sviluppare fonti alternative di reddito, incoraggiando l’auto-organizzazione e promuovendo l’accesso al credito. Da questo progetto è nata la Former Women Fuelwood Carriers Association (Fwfca), l’Associazione delle ex donne raccoglitrici dell’Etiopia, che hanno sviluppato, in alternativa alla precedente occupazione, laboratori artigianali soprattutto tessili. Insieme ad un’altra iniziativa di promozione di microimprese delle donne, quella dell’Ethiopian Gemini Trust, organizzazione non governativa di supporto socio-sanitario alle famiglie in cui nascono gemelli (“che non sempre sono un lieto evento tra i poverissimi”), la Fwfca fa capo ad un’organizzazione “ombrello” per coordinare la promozione anche commerciale delle artigiane etiopi, la Ethiopian Crafts Initiative (Eci).
Ed è questo coordinamento che ha “incontrato” il commercio equo e solidale. In particolare nel settembre 1997 Ctm, la maggiore organizzazione italiana del fair trade, ha avviato la partnership con le artigiane etiopi con un primo ordine di 1.150 dollari per un campionario di prodotti. Si tratta di uno dei maggiori successi delle ex raccoglitrici di legna: scialli tessuti a mano, in una ricca varietà di modelli, che nel giugno ’96 hanno ricevuto il Product Quality Award nella prima Fiera commerciale delle donne imprenditrici ad Accra, in Ghana. Gli scialli sono tessuti sui tradizionali telai etiopi, ritenuti di origine molto antica e portati nel paese dal nord e dall’est da popoli come i Falascià, gli ebrei d’Etiopia, i Musulmani degli altipiani e gli Arabi della costa. Attualmente la tessitura tradizionale è la specialità dei Dorze e dei Konzo, popolazioni dell’Etiopia sud-occidentale. La materia prima usata è il cotone, prodotto in Etiopia prevalentemente su piccola scala come complemento delle coltivazioni di sussistenza e praticamente quasi senza pesticidi e fertilizzanti (per mancanza di risorse più che per scelta). Tuttavia deve essere ancora maggiormente sviluppata la tintura con colori naturali. Il commercio equo e il programma di accesso al credito, praticamente un progetto di microcredito avviato nel 1995, stanno offrendo nuove opportunità alle ex raccoglitrici di legna. Sempre che l’Etiopia non destini di nuovo le già scarse risorse del paese invece che alla lotta alla povertà alla corsa regionale agli armamenti.