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Centre de Développement Intégral (Cdi)
Zaire

Caffè e sviluppo autogestito
Il Centro di Sviluppo Integrale (Cdi) venne costituito come Organismo non governativo nel 1969 a Bwamanda, nella regione dell’Equatore, in Zaire; nel 1972 venne riconosciuto dallo Stato come associazione senza fini di lucro.
Il suo obiettivo principale è quello di favorire la costituzione di gruppi che possano contribuire al proprio sviluppo, lavorando per lo sviluppo integrale della persona
umana attraverso un’azione globale che tocchi contemporaneamente i settori agricolo, medico-sanitario, socioculturale e tecnico.
Le varie attività promosse dall’associazione si sono sviluppate velocemente, su richiesta della popolazione, ed hanno portato alla nascita di nove centri di lavoro. Attualmente si può dire che le persone direttamente beneficiate dalle attività del Centro sono almeno 500.000 suddivise in villaggi di 1.000/2.000 abitanti.

La struttura del Cdi si ramifica a vari livelli: in ogni villaggio esiste un comitato di sviluppo costituito da operatori medico-sanitari, animatori sociali, insegnanti e soprattutto esperti agronomi. Esistono poi i centri rurali di sviluppo integrale che raggruppano da 5 a 10 villaggi e dispongono di infrastrutture quali dispensari, sale polivalenti, magazzini per lo stoccaggio di prodotti alimentari, spacci comunitari e scuole elementari.
I vari centri rurali sono raggruppati in centri di attività: entità decentrate che organizzano i vari servizi a livello agricolo, medico-sanitario, tecnico, sociale ed educativo.
La direzione del progetto ha sede a Bwamanda ed è assicurata da un capo-progetto assistito dal collegio dei consiglieri.

L’associazione è guidata da otto amministratori, eletti a maggioranza fra i soci effettivi, i quali si riuniscono per discutere e deliberare sugli orientamenti generali del progetto. Esiste inoltre l’assemblea generale dei soci effettivi che si riunisce almeno una volta all’anno per decidere sui programmi d’azione dell’associazione.
Lo scopo di una struttura di questo tipo è di creare un flusso di informazioni efficace e continuativo dalla base alla direzione e viceversa.


Le principali attività del Cdi sono:
- il servizio agricolo che promuove l’inquadramento della popolazione nella produzione di alimenti per il proprio fabbisogno e nel contempo rende possibile un’entrata fissa di denaro; a questo fine il Cdi distribuisce sementi e fornisce consulenza ai contadini per l’introduzione di tecniche e metodi appropriati;
- il servizio di allevamento che dispone di una struttura per la riproduzione dei polli a disposizione dei contadini e che inoltre gestisce un sistema di controllo e monitoraggio igienico-veterinario;
- la commercializzazione, il trasporto e la trasformazione dei prodotti dei contadini;
- il servizio medico-sanitario che dispone di sei ospedali nel territorio e di numerosi dispensari ed operatori dislocati in vari villaggi;
- il servizio di sviluppo rurale che, attraverso personale appositamente formato, organizza corsi e riunioni nei villaggi;
- il servizio idrico che garantisce acqua potabile a 200.000 persone;
- il servizio di manutenzione stradale che, in convenzione con lo Stato, garantisce l’agibilità di 500 chilometri di strade rurali indispensabili per qualsiasi tipo di intervento sociale;
- il servizio scolastico che dispone di tre istituti tecnici e di una scuola elementare.

I produttori
I contadini della zona, con la collaborazione delle loro famiglie, coltivano il caffè su piccoli appezzamenti di terreno di loro proprietà o appartenenti alla comunità, facendo uso di tecniche tradizionali che non richiedono l’acquisto di costosi pesticidi e fertilizzanti chimici; quindi lo cedono al Cdi che, con i suoi camion, lo trasporta nei centri di essiccazione. Il caffè subisce poi una successiva lavorazione a Bwamanda, la città in cui ha sede il Centro, ed una lavorazione finale nel magazzino di Kinshasa, dove viene preparato per l’esportazione.

I contadini produttori di caffè coinvolti dal progetto sono circa 10.000 e producono da 1 a 50 sacchi di caffè a testa. Il caffè rappresenta per loro la principale fonte di denaro contante, mentre altre colture come il mais, la soia, le noci, ecc. sono utilizzate per l’autoconsumo o scambiate sul mercato interno.