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SENEGAL - GIE BOKK DIOM

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Gie Bokk Diom-Senegal

Gie (Groupement d’Intérêt Economique - Raggruppamento d’interesse economico) Bokk Diom (volontà insieme in wolof) è un gruppo di 13 persone, nato nel ’93 per iniziativa del presidente, un senegalese che vive in Italia da 10 anni e che ha coinvolto alcuni suoi concittadini rimasti in Senegal nel commercio equo.
Ci troviamo a Meckhe, una città di 18.000 abitanti a circa 170 chilometri dalla capitale Dakar, nella zona abitata dal popolo dei wolof; il gruppo lavora in un piccolo laboratorio producendo vestiti tradizionali, tessuti ricamati, borse, valigie, zainetti.
In questa regione del paese si coltivano soprattutto arachidi. L’artigianato tira abbastanza e dovunque si trovano laboratori informali del cuoio, della ceramica e di sartoria. La maggioranza alterna il lavoro agricolo a quello artigianale; molto dipende dal prezzo della monocoltura delle arachidi. I più intraprendenti tentano la strada dell’emigrazione, soprattutto in Francia.
Il gruppo Bokk Diom si è dato la forma di cooperativa di cui 7 persone (4 uomini e 3 donne, tutti sarti) sono a Mecke e gli altri, sarti già affermati, lavorano nelle proprie case a Dakar. Tutti i soci lavorano a cottimo (si riesce ad arrivare ad una media mensile che è il doppio del salario minimo stabilito dal governo); il gruppo dipende per buona parte dei loro introiti dalle ordinazioni della Ctm, perché il mercato interno è saturo.
La materia prima, la stoffa e gli accessori, sono reperiti sui mercati della capitale dal presidente stesso. Le attrezzature e le macchine da cucire sono state comprate in loco dalla cooperativa con fondi reperiti dallo stesso gruppo dei sarti. I nuovi modelli vengono sviluppati ispirandosi ai temi della moda senegalese oppure disegnando sui carta modelli vicini ai gusti occidentali.
Il fatturato del ‘97 di Bokk Diom è stato di 6 milioni di lire.

Nel 1995 è stato coinvolto un altro immigrato senegalese, a suo tempo facente funzione di magazziniere nella Ctm; in realtà questa persona aveva seguito con successo durante la sua permanenza in Italia un corso di sartoria ed ha potuto indicare ai responsabili degli acquisti di artigianato i pregi ma soprattutto i limiti della produzione della cooperativa senegalese. Si è creduto quindi opportuno sfruttare a pieno la sua preparazione e chiedergli di agire quale “mediatore culturale” tra i sarti senegalesi e le esigenze commerciali della Ctm.
Leggiamo dalla sua relazione a compimento del lavoro svolto in Senegal:
“Appena arrivati ci siamo messi subito al lavoro. Abbiamo comprato un tappeto e abbiamo ordinato presso un falegname tre tavoli per le macchine da cucire. Poi abbiamo messo dei legni nel laboratorio per poter appendere i modelli e i vestiti e abbiamo portato un altro tavolo per stirare. Per rendere funzionale il laboratorio ci abbiamo impiegato quasi una settimana. Poi sono arrivati i lavoratori e le lavoratrici del gruppo Bokk Diom e ho iniziato a far vedere loro le macchine e a spiegare loro come funzionano. … Così la seconda settimana ho cominciato a fare dei modelli. Il primo modello che avevo fatto erano pantaloni da uomo e per farlo c’è voluto molto tempo, perché sono necessari molti calcoli. Mentre lo disegnavo loro mi osservavano per imparare e prendevano degli appunti. Con questo primo modello abbiamo fatto delle prove sulla stoffa, cioè ho fatto vedere loro come si posiziona il modello sulla stoffa, come si fanno le marcature e ho dato loro dei consigli per il taglio per poter rispettare il filo diritto della stoffa. Con il primo modello che era una taglia small ho fatto anche vedere loro come si fanno le tasche, come si mette l’elastico e come si fanno le rifiniture con la taglia-cuce. … Alla fine dopo aver fatto tutti i vestiti un mio compito era anche quello di insegnare loro come si usano i codici e le taglie, cioè che ogni articolo deve avere un proprio codice e che quello insieme alla taglia deve essere scritto su un’etichetta per distinguere gli articoli. Poi ho fatto vedere come si confezionano gli articoli già pronti, come si usa la packing list e come si mettono gli articoli pronti nel collo di spedizione che non deve superare gli 80 centimetri per 80, per rendere il lavoro più facile all’arrivo in magazzino. Se tutti questi miei consigli saranno messi in pratica sono sicuro che da parte loro ci sarà una grande miglioramento. Alla fine devo dire che in tutto il tempo che ero lì, ho dato tutte le mie forze, tutta la mia volontà e tutto ciò che sapevo per fare funzionare bene questo laboratorio e per avere ottimi risultati. E anche loro, i lavoratori e le lavoratrici di questo gruppo, erano molto bravi, molto curiosi e molto attenti a ciò che dicevo loro e anche molto contenti e felici che fosse venuta una persona ad insegnar loro delle cose che prima non sapevano.”

Il parere del comitato progetti a proposito di Bokk Diom: si tratta di una piccola realtà, da sostenere, che è ancora in fase di formazione, anche se le possibilità immediate di sviluppo sono scarse. E’ interessante l’originalità del modello organizzativo dei Groupement d’Intérêt Economique e sono sufficienti i parametri di coerenza rispetto ai criteri del commercio equo. Si auspica una diversificazione degli ordini su più soggetti, in quanto oggi essi dipendono solo dalla Ctm. (settembre ‘96)

Calcolo percentuale dei costi delle materie prime e della produzione di un gilet tipo
costo della materia prima 70%
manodopera 12%
spese amministrative 5,36%
spese imballo 0,8%
altri costi 2,96%
margine di Bokk Diom 8,8%
Totale 99,92