PRODOTTI


Prodotti Biologici
Prodotti Fairtrade
Novità

PROGETTI

GHANA - MYSHA

prodotti relativi
Intervista a Antonio Carlucci, fondatore di Misha
Da circa un anno Equo Mercato ha avviato una collaborazione con Misha, un gruppo del Ghana che
coordina il lavoro di diversi artigiani esportando i loro prodotti nei canali del commercio equo. La
visita di Antonio Carlucci, italiano esportato in Ghana e responsabile di Misha, è stata l’occasione
per studiare assieme i nuovi cataloghi dei prodotti, ma anche per parlare di questo paese e di questo
gruppo.
Misha sottolinea molto la compatibilità ambientale dei suoi prodotti e la necessità di uno
sfruttamento non distruttivo delle risorse forestali del paese. Ma qual è in realtà la situazione di
queste risorse in Ghana?
Lo sfruttamento delle foreste è regolato da una legge emanata dal Ministero competente. È una
legge severa che proibisce il taglio senza un apposito permesso anche per i piccoli proprietari e che
il personale del ministero cerca di far rispettare. In ogni provincia è stato effettuato un censimento
delle risorse forestali disponibili e viene accordato il permesso di taglio solo a fronte di adeguato
programma di rimboschimento obbligatorio.
Prima di questa legge il taglio e il commercio del legname era in mano a grandi società
multinazionali, anche italiane, che esportavano grandi quantità di tronchi per la costruzione di
mobili e legni pregiati come il mogano o l’airoko per la costruzione di parquet.
Ora per lo meno è obbligatoria una prima lavorazione sul posto, che consente di creare posti di
lavoro per la preparazione di prodotti semilavorati, come assi di misura standard.
Esiste ancora un problema di tagli illegale, che alimenta un mercato nero del legname, ma viene
fortemente contrastato. Il commerci odi legname non certificato comporta la confisca, una forte
multa e anche il carcere, e vengono perseguiti anche i proprietari dei terreni su cui è avvenuto il
taglio se non sono in grado di presentare la debita autorizzazione.
Quindi questa legislazione ha portato dei vantaggi al paese?
In realtà l’esportazione di legname è diminuita negli ultimi anni, perché i prezzi sono aumentati, ma
in compenso si comincia diffondere la cultura di uno sfruttamento della foresta compatibile con il
suo mantenimento. In Ghana la foresta pluviale si estende fino a 400 km dalla costa, verso nord,
dove comincia la savana. Questa è la regione della produzione cerealicola, essenziale per
l’autonomia alimentare del paese. È una savana molto produttiva, in cui sono in fase di sviluppo
diversi progetti di microirrigazione. Ma è chiaro che l’equilibrio idrogeologico di questo territorio e
la lotta alla desertificazione dipendono anche dalla conservazione delle foreste nel sud del paese.
C’è un grande impegno del governo e delle ONG per far comprendere a tutti l’importanza di questa
lotta all’avanzata del deserto, soprattutto con programmi di sensibilizzazione nelle scuole.
Su quali altre risorse, oltre al legname, può contare il paese?
La produzione di cereali, come dicevo, è essenziale per il consumo interno. Riguardo
all’esportazione il Ghana è il secondo produttore nel mondo di cacao e ha importanti riserve di oro
(questa era la famosa Costa d’Oro), di diamanti e di bauxite. Questo minerale da cui si ricava
l’alluminio viene ora lavorato sul posto, utilizzando l’energia elettrica prodotta dalla diga sull’Alto
Volta, e anche questo ha portato alla creazione di posti di lavoro. Per aumentare la produzione di
energia elettrica è stata costruita una centrale a Gas, vicino alla costa dell’Atlantico, che utilizza il
gas portato dal gasdotto che unisce la Nigeria ad Abidjan, la capitale della Costa d’Avorio. Questo
ha consentito di portare l’elettricità in molti villaggi,e si sta facendo anche un notevole sforzo per
diffondere l’uso delle bombole di gas e delle cucine elettriche per gli usi domestici, in modo da
ridurre il consumo di carbone di legna. Anche questo è importante per preservare le foreste, perché
il consumo di questo combustibile è ancora molto diffuso, soprattutto tra la gente povera delle città.
Insomma, il paese ha risorse sufficienti per il suo sviluppo, e il futuro dipende soprattutto dalla
capacità di saperle sfruttare adeguatamente, portando vantaggi a tutti.
Quali sono attualmente le condizioni di vita della popolazione?
Il salario medio per chi ha un lavoro si aggira sui 50-100 euro al mese. Per mantenere una famiglia
di 5-6 persone e mandare i figli a scuola sono necessari circa 100 euro, quindi chi ha un lavoro se la
cava, e di fatto quasi nessuno lavora per un salario inferiore (il minimo per legge è di 25 euro).
Per chi non ha un lavoro o vive nelle zone rurali più povere la situazione è più difficile e
l’economia informale e di sussistenza diventa la risorsa principale per sopravvivere.
Come si inserisce in questa situazione il lavoro di Misha ?
Il nostro obiettivo è di offrire agli artigiani degli sbocchi di mercato per i loro prodotti, a prezzi
adeguati a ripagare il loro lavoro e con garanzia di continuità. Gli obiettivi del commercio equo
insomma, e infatti il nostro lavoro è iniziato 6 anni fa con Dritte Welt, in Germania.
Abbiamo cominciato con i cestini tipici della regione del Bolgatanga (a nord) che sono realizzati
con una specie di giunco raccolto e lavorato tradizionalmente dalle donne, durante le pause del
lavoro nei campi. Alla raccolta e alla preparazione dei giunchi durante la stagione delle piogge
partecipano anche uomini a bambini, e questa attività è essenziale per integrare il reddito famigliare.
Il pagamento anticipato della metà dell’importo e la garanzia di ordini costanti hanno portato loro
un grande vantaggio.
Visto il successo abbiamo esteso l’attività ad altri gruppi di artigiani che producono una varietà di
prodotti: ceramica, oggetti in legno, strumenti musicali, batik, bigiotteria. Alcuni strumenti
musicali, come le calebasse, provengono dalla regione degli Ashanti, al centro del Ghana. I tamburi
invece vengono assemblati ad Accra, la capitale, utilizzando il legname tagliato e scolpito da un
altro gruppo di produttori della regione centro orientale. Sempre ad Accra e in alcuni villaggi vicini
lavorano gli artigiani che scolpiscono il legno.
Da qualche anno esportiamo anche in Italia, a Commercio Alternativo e Equo Mercato, e questo ha
permesso di aumentare il numero di artigiani coinvolti. Attualmente sono 25 gruppi, alcuni formati
sol oda un paio di persone che lavorano assieme, e altri molti consistenti, che raggruppano oltre in
centinaio di persone e che producono soprattutto cesteria nel nord del paese. In media la consistenza
è di una trentina di persone per cui si può dire che diamo lavoro circa 700 persone. Gli artigiani che
lavorano per noi arrivano a guadagnare anche due o tre volte di più di un salario medio e quindi
possono garantire un adeguato sostentamento alle loro famiglie .
Come è organizzata Misha?
La nostra è una società di tipo privato, che ha deciso di reinvestire gli utili della sua attività
nell’acquisto delle materie prime che vengono poi fornite agli artigiani per essere utilizzate durante
l’anno. Attualmente ci lavorano a tempo pieno 4 persone, aiutate da lavoratori occasionali quando è
necessario preparare le spedizioni o raccogliere i prodotti da diverse parti del paese. dallo scorso
anno siamo soci di IFAT e siamo consociati anche a Share Interest, da cui abbiamo ricevuto una
linea di credito di 20.000 Euro da utilizzare per lo sviluppo del progetto.
In genere gli artigiani che producono per noi vendono anche ad altri acquirenti sul mercato locale, e
noi non cerchiamo di stabilire rapporti esclusivi in modo da non creare una dipendenza troppo forte
dai nostri ordini. Ma gli artigiani preferiscono vender a noi che garantiamo il pagamento del 95%
del prezzo in Euro. Vista la svalutazione della moneta locale questo garantisce loro un vantaggio
notevole, Quest’anno, ad esempio, hanno incassato quasi il 30% in più rispetto al previsto. Gli altri
acquirenti, invece, aggiornano i prezzi solo l’anno successivo, sfruttando la svalutazione a proprio
esclusivo vantaggio.
 
Allegati

MISHA

 MYSHA PROGETTO
 MISHA ENTERPRICE