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NUOVI PRODUTTORI PER EQUO MERCATO

UN VIAGGIO IN URUGUAY

Durante gli incontri pubblici sul Commercio Equo cui ci capita di partecipare ci sentiamo spesso chiedere come inizia un progetto, come si stabiliscono i primi contatti, come si decide di cominciare a collaborare con un produttore. La risposta è che non c’è una unica modalità e spesso è il caso che guida verso la scoperta, ma poi è la conoscenza diretta che stabilisce un legame di stima e di amicizia oltre che commerciale. Un esempio significativo è il recente avvio di una collaborazione con il Gruppo Artigiane Lanas de Soriano, in Uruguay.


I primi contatti con l’Uruguay li abbiamo avuti attraverso una e-mail di una certa Maria Noel arrivata in Equo Mercato nel novembre 2004. Una sua amica uruguayana, che vive da molto tempo in Italia, la consigliava di scrivere a Equo Mercato, per farci conoscere il gruppo di donne artigiane tessitrici con cui lavora. Nel suo messaggio ci chiede una collaborazione per sviluppare attraverso la nostra cooperativa una importazione dei loro prodotti e venderli nei canali del commercio equo.
L’idea di prendere nuovi contatti con un nuovo paese e un nuovo gruppo, con artigiane che lavorano in realtà rurali, corrisponde al nostro modo di operare, così decidiamo di approfittare di un viaggio in America latina programmato anche per altri incontri in Colombia per conoscere direttamente questa realtà.
Arrivo in Uruguay la prima settimana di aprile e all’aeroporto c’e ad aspettarmi Mario un rappresentante di SES ( Servicio Ecumenico Solidario), una istituzione senza fini di lucro che aiuta piccoli gruppi di artigiani di tutto il paese nelle pratiche di esportazione e commercializzazione dei loro prodotti, e a prendere nuovi contatti con le realtà del commercio equo in Europa. La fondazione SES esporta dal 1986 e vende i suoi prodotti per il 90% alle realtà del commercio equo, è associata a Ifat e alla camera del Commercio dell’Uruguay. Attraverso il SES esportano anche le artigiane del gruppo di Maria Noel.
Montevideo è una città molto bella, con nuovi palazzi e nuove case, e angoli della città con giardini ben curati. Mario mi racconta che l’ Uruguay è sempre stata considerata una sorta di Svizzera sudamericana. Ma dopo gli anni ’70 – ‘80 caratterizzati da una corruzione dilagante, l’immagine dell’Uruguay è stata compromessa dalle crisi economiche e politiche.
La situazione si è ulteriormente aggravata a causa del disastro economico argentino nel 2002, che ha ridotto fino a più del 90% le presenze di turisti nel paese, che erano una delle principali risorse economiche.
Dopo anni di dittatura militare oggi l’Uruguay è amministrato da un governo di sinistra e gia si avverte una ripresa economica grazie al turismo e alle esportazioni in crescita. Resta, però, molto ancora da fare in questo paese dove la dittatura ha diffuso paura tra le persone, che ora faticano a credere nelle capacità di ripresa economica. Rispetto agli standard sudamericani l’Uruguay è un paese molto piccolo, con una superficie di 176.220 kmq e una popolazione di 3.400.000 abitanti, di cui 1.300.000 vivono nella capitale.
Il giorno seguente Mario mi da indicazione per raggiungere in bus la cittadina di Mercedes, capoluogo del dipartimento di Soriano a 300 km da Montevideo, dove potrò incontrare Maria Noel. Durante il viaggio sono affascinato dal paesaggio incantevole, caratterizzato da distese immense di praterie, attraversate da mucche, cavalli e pecore al pascolo.
Arrivato alla stazione del bus trovo subito Maria Noel, con un bel cartello con scritto il mio nome e subito mi trovo immerso in un clima famigliare. I giorni da passare a Mercedes non sono molti cosi Maria Noel mi porta il giorno stesso del mio arrivo nel magazzino per vedere il lavoro che fanno e per fare un programma della mia visita. Con lei è presente Martha una collaboratrice che, insieme a lei ha iniziato un paio di anni fa questa bella esperienza. L’intento era di cerare possibilità di lavoro, organizzando le vendite dei prodotti realizzati da una quarantina di donne che lavorano la lana e il cotone.
Mi spiegano come viene organizzato il lavoro:
“Acquistiamo le matasse di lana, già lavata e pronta da per essere filata, da alcune fabbriche qui in Uruguay. Le artigiane filano la lana secondo le antiche tradizioni, utilizzando una ruota artigianale, e una volta che la lana è stata filata viene tinta del colore richiesto in base all’ordine che è arrivato. Poi si porta la matassa di lana presso la casa dell’artigiana dove verrà tessuta per realizzare maglioni, scialli, cappelli e sciarpe. Una volta che il prodotto è stato confezionato viene portato nel nostro magazzino, dove si applicano i bottoni, si mettono le cerniere e viene cucita una etichetta e infine il prodotto viene imballato, pronto per la vendita.”
Tutte le artigiane lavorano e vivono nel dipartimento di Soriano, e da questo prende il nome il gruppo che non è ancora costituita come una cooperativa, ma ha la struttura formale di una piccola impresa denominata.
Maria e Mercedes mi raccontano che una volta alla settimana devono recarsi presso le case delle artigiane, sparse in tutto il dipartimento di Soriano, per raccogliere i prodotti terminati, o la lana filata e per portare della nuova lana perché le donne possano lavorare la settimana seguente.
“La produzione di lana nel nostro dipartimento di Soriano è molto conosciuta perché la qualità della lana è molto buona, cosi come l’arte di tessere fa parte della nostra cultura. Ogni mese possiamo produrre 1000 maglioni e l’esperienza delle tessitrici ci permette di confezionare qualsiasi manufatto di lana con i colori e i disegni richiesti dai nostri clienti. Abbiamo una cassa comune che utilizziamo per acquistare la lana e le artigiane che sono più in difficoltà economiche vengono pagate alla consegna del lavoro, prima ancora che arrivino i soldi dai clienti. Per l’esportazione dei prodotti collaboriamo con la fondazione SES a Montevideo che cura tutte le pratiche.”
La visita nelle case delle artigiane è un completamento indispensabile dopo le parole di Maria e Martha, così il giorno seguente organizziamo un giro nelle case di una decina di loro. Prima di partire per le visite carichiamo in macchina sacchi pieni di lana, che a fatica riescono a entrare.
Tutte le artigiane che incontriamo ci invitano nelle loro case per bere l’inevitabile tazza di mate, e ci raccontano del loro lavoro e delle situazioni di vita nel loro paese. L’accoglienza è molto calda e traspare in loro la fiducia nell’importanza del lavoro iniziato con Martha e Maria, soprattutto per quelle artigiane che hanno subito fortemente le conseguenze della crisi economica, quando le richieste dei loro manufatti era drasticamente diminuita.
Molte di loro vivono drammaticamente il problema della casa. Case molto semplici e piccole, dove in 40 - 60 metri quadri possono vivere fino a sette persone, ma che spesso sono ancora di proprietà del governo e possono essere riscattate solo dopo aver terminato di pagarne interamente il valore. Questo debito nei confronti del governo viene sentito come un vincolo pesante, che non permette di vivere con tranquillità se non ci sono ordini che garantiscono le entrate necessarie per pagarlo.
Per dimostrare il nostro interesse alla loro esperienza, mi sembra importante organizzare subito un primo ordine, da spedire a Equo Mercato per la fine del mese di agosto. Così scegliamo insieme i prodotti, affiniamo alcuni modelli di maglioni e di scialli, scegliamo i colori e cerchiamo di studiare dei nuovi modelli da proporre per il prossimo anno. E anche se la mia esperienza nel settore tessile è praticamente nullo, tutto questo mi fa sentire un esperto, coinvolto nel trovare insieme a loro degli sbocchi commerciali alla loro produzione.
Il giorno seguente mi portano a vedere come si tinge la lana, così ho occasione di imparato un altro lavoro dando una mano per togliere la lana da grosse pentole e per appenderla su appositi stenditoi per farla asciugare al sole.
“Queste matasse di lana bagnate e pesanti” mi dicono, “serviranno per un ordine che è arrivato dall’Italia attraverso CTM”. E così ho anche lavorato per la concorrenza! Ma è così che trovo il senso del lavoro che tutti assieme stiamo facendo nel commercio equo.

Fabio Cattaneo

 
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