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ECUADOR - MCCH

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Maquita Cushunchic Comercializamos como Hermanos (Mcch)
Ecuador

Oltre la tradizionale lana
L’organizzazione Mcch (Maquita Cushunchic Comercializamos como Hermanos) dispone di una vasta gamma di prodotti artigianali, oltre cento articoli, e recentemente ha dato inizio alla commercializzazione di funghi secchi, marmellate e torrone.
Per riuscire a dare un’idea complessiva, ma non superficiale, della produzione di
Mcch, è opportuno suddividere i prodotti a seconda della materia prima: oggetti in fibra vegetale (come cestini di varie forme e misure, cappelli); in cuoio (cinture, borse, zainetti, spesso con parti in stoffa colorata); in cotone (set da cucina, tovaglie, sacchetti per pane, camicie, gilet, pantaloni); in legno (strumenti musicali in legno duro, pappagalli ed altri animali decorati in balsa); in lana (soprattutto maglioni, tappeti ed arazzi). I prodotti vengono acquistati da numerosi gruppi di donne che lavorano autonomamente, spesso a domicilio, quando il processo produttivo non necessita di particolari utensili o macchinari. Parte della materia prima (come ad esempio la lana) proviene dalle fabbriche di Quito. Un tentativo di acquistare il filato da altre cooperative è fallito, a causa del basso livello di qualità del prodotto. Un altro problema è dato dalla difficoltà di acquistare lana in piccoli quantitativi, e dunque gli artigiani devono ancora rivolgersi agli intermediari, che praticano prezzi notevolmente più alti. A questo proposito, la Ctm intende intervenire con il prefinanziamento dell’acquisto della lana, per abbattere i costi di produzione degli artigiani. I colori utilizzati attualmente sono chimici, ma i produttori stanno sperimentando l’uso di colori naturali, che comporta però maggiore lavoro e costi più alti.

I maglioni
La produzione di maglioni, effettuata in diverse zone dell’Ecuador, ha una storia particolare: da circa venti anni le donne tessono maglioni a domicilio con la lana fornita loro dagli intermediari che poi acquistano il prodotto finito, controllando che il peso del maglione corrispondesse a quello della lana consegnata. Per ogni maglione (che significa un lavoro di 20/25 ore) la donna riceve attualmente l’equivalente di circa 3.000 lire. Gli intermediari acquistano in questo modo fino a 100.000 maglioni al mese, e le donne, di fronte a questo monopolio della fornitura della materia prima e dell’acquisto, non hanno altra scelta che lavorare per questo prezzo. Nonostante questa situazione, le donne hanno ripetutamente cercato di unirsi in gruppi e cooperative, spesso osteggiate dalla polizia, ed ora esistono in Ecuador quasi 100 gruppi che raccolgono 800 donne, con una capacità produttiva di 80.000 maglioni l’anno. Il problema maggiore, una volta superata l’ostilità degli intermediari, è quello dell’approvvigionamento della materia prima: data la situazione dei trasporti e la mancanza di capitali, i gruppi possono solo acquistare piccoli quantitativi di lana, a prezzi che superano dell’80% quelli normali. Un altro grande problema è quello del trasporto del prodotto finito, che si aggiunge ai costi di produzione.
Nonostante tutte queste difficoltà, il guadagno attuale delle donne è pur sempre di molto superiore rispetto a quello che ricavavano dalla vendita agli intermediari. Purtroppo la capacità di assorbimento di Mcch e di Tienda Camari (di cui si parla nelle pagine precedenti) è dell’ordine di 3.000 maglioni l’anno: aumentarne la vendita in Europa rappresenterebbe un grosso contributo alla situazione economica delle donne produttrici.

Pappagalli e funghi
L’ artigianato in balsa, caratteristico dell’Ecuador, utilizza un albero a crescita rapida (15 metri in due-tre anni) che si trova in molte zone della foresta amazzonica. La produzione risale agli inizi degli anni ’80, con pappagalli di diverse misure e colori; data la forte richiesta, questo tipo di artigianato si diffuse in brevissimo tempo sia fra gli indigeni che fra i meticci ed oggi, solo a Puyo, capoluogo della zona di produzione, esistono più di 350 laboratori di produzione da cui escono non solo pappagalli, ma anche altri animali, di misure variabili fra un centimetro e un metro e mezzo. Il prodotto finito viene acquistato dagli intermediari provenienti dalle città.
Il materiale di partenza è costituito da piccoli pezzi di balsa di lunghezza variabile fra i dieci centimetri e il metro e la lavorazione consta di diverse fasi: la prima sgrossatura viene effettuata con il machete, e, dopo la levigatura con carta vetrata, le incisioni vengono fatte con un chiodo rovente. Successivamente viene passato il fondo per la pittura, e poi i pappagalli vengono colorati e infine laccati. I colori vengono in genere forniti dagli stessi intermediari che poi acquistano il prodotto finito. Il maggiore problema dell’artigianato in balsa è che il legno deve essere lavorato entro dieci giorni dal momento del taglio, altrimenti si secca e diventa impossibile da lavorare. Di conseguenza si possono comprare solo i quantitativi di materia prima che si è in grado di lavorare, il che naturalmente fa aumentare i prezzi; inoltre può accadere che il legno, asciugandosi, si crepi, rendendo l’oggetto invendibile.
Tra i prodotti alimentari invece vanno ricordati, oltre al cacao che fa parte degli ingredienti della cioccolata Mascao, i funghi (“boletus luteus ixogomus”, o “porcino pinerolo”), altro prodotto di Mcch molto apprezzato dagli italiani, che vengono raccolti nelle pinete intorno a Salinas. Dopo il raccolto, che viene effettuato in inverno, i funghi vengono lavati e selezionati, per poi essere trasportati all’essiccatoio, che funziona con aria calda prodotta da un fuoco. Dopo l’essiccatura, i funghi vengono nuovamente selezionati, e poi confezionati in un sacchetto in plastica sigillato. La produzione attuale di funghi è di circa 50 Kg al giorno.

Le marmellate
Parte del Coordinamento Donne Mcch è la Cooperativa di lavoratori agricoli “Facundo Vela” costituita all’inizio degli anni ’80 presso la parrocchia omonima nella provincia di Bolívar.
L’obiettivo di fondo è quello di aiutare i piccoli produttori innanzitutto pagando un prezzo giusto per i loro prodotti (in questo caso la frutta): in tal modo vengono evitate le speculazioni degli intermediari e, grazie all’installazione di una microimpresa rurale, si generano anche ulteriori posti di lavoro. Sono in genere le donne che hanno più difficilmente accesso al mercato del lavoro e sono perciò spesso costrette ad emigrare verso le grandi città dove possono trovare impiego come domestiche, ma vengono sottopagate e sfruttate.

La cooperativa conta circa 60 soci, donne e uomini in parte pressoché uguale, e promuove diverse attività: uno spaccio comunitario di prodotti alimentari, un fondo prestiti, un panificio, un laboratorio di calzoleria e la produzione di marmellate.
Sono proprio queste ultime che interessano più da vicino il consumatore equosolidale, visto che dal 1994 vengono importate in Italia dalla Ctm. Inizialmente erano stati fatti dei tentativi di commercializzazione all'interno del paese, ma la cosa non ha avuto successo in quanto gli sbocchi sono molto limitati e addirittura in alcuni casi si preferisce importare le marmellate dagli Stati Uniti e dalla Colombia.
A questo settore lavorano sette donne impiegate a tempo pieno. Il valore aggiunto così prodotto si traduce in un guadagno mensile di 300.000 sucres (pari a circa 100 dollari) per le lavoratrici, le quali, oltre a partecipare alla gestione diretta dell’attività, ricevono formazione tecnica, contabile e organizzativa.
Le marmellate disponibili per la vendita vengono elaborate con frutta fresca, selezionata e di qualità e, a seconda della stagione, sono di chamburo (un tipo di papaya), guayaba, mora, ananas, mela e arancia.

Tutto il procedimento di lavorazione è di tipo artigianale e le marmellate non contengono conservanti, coloranti o aromi artificiali.
I contadini consegnano settimanalmente al laboratorio la loro frutta a seconda del calendario stabilito, e vengono pagati immediatamente.La frutta viene quindi lavata in acqua potabile, ripulita da corpi estranei e selezionata. Si procede poi a pelarla, a togliere gli eventuali noccioli e a tagliarla in cubetti.
Certi tipi di frutta, come ad esempio la guayaba, devono essere sottoposti ad una precottura che serve per ricavarne la polpa la quale a sua volta viene filtrata con colini.
A questo punto i vari ingredienti, polpa, zucchero, acido citrico, vengono pesati e dosati; lo zucchero verrà aggiunto a più riprese durante il processo di cottura vero e proprio e ad ogni fase si misurerà, con l’ausilio di un apparecchio apposito, la concentrazione di parte zuccherina che non deve superare i 67-68 gradi Brix.
La marmellata viene quindi versata calda in vasetti di vetro precedentemente lavati e sterilizzati e il tutto è passato a bagnomaria in pentola a pressione per 10minuti così da assicurare una lunga conservazione del prodotto. I vasetti vengono fatti raffreddare trasferendoli prima in acqua a 40°C e poi a 20°C. Il prodotto così ottenuto è pronto per essere etichettato, imballato ed immagazzinato in attesa della vendita.
I profitti vengono reinvestiti per la crescita della cooperativa: sono stati ad esempio acquistati una centrifuga (necessaria per separare la polpa dai semi) e un generatore di corrente che permette di ovviare al grosso inconveniente delle frequenti interruzioni nell'erogazione dell'energia elettrica, che causava il blocco del lavoro anche per una settimana con il rischio di deperimento della frutta. Anche grazie a queste migliorie, nel giro di tre anni è raddoppiato il numero dei contadini fornitori di frutta con benefici per tutta la comunità.
Dalle campagne alla città
Mcch è un’organizzazione nata nel 1985 da un’esperienza di commercializzazione alternativa nei quartieri a sud di Quito, con l’obiettivo principale di migliorare i rapporti di scambio e di commercializzazione dei prodotti nella città e nella campagna,
notoriamente nelle mani di pochi grandi monopoli. Attualmente Mcch riunisce circa 400 organizzazioni rurali e urbane, organizzandone la produzione e aiutandole a commercializzare i propri prodotti.
Le attività di Mcch si concretizzano in cinque settori di intervento:
- coordinamento commerciale: Mcch acquista prodotti alimentari all’ingrosso dalle fabbriche e li rivende a prezzi vantaggiosi alla propria rete di 17 spacci popolari;
- trasformazione dei prodotti: Mcch provvede alla macinazione di diversi tipi di cereali con 11 mulini; il settore verrà ampliato alla torrefazione del caffè e alla lavorazione del cacao;
- turismo popolare: è un’iniziativa ancora in fase sperimentale, che intende favorire un turismo consapevole, attraverso la conoscenza della vita dei contadini ecuadoriani. Il primo viaggio è stato effettuato nel 1992;
- fondo comunitario: una sorta di banca alternativa, costituita nel 1989, in cui è possibile depositare i propri risparmi a tassi vantaggiosi;
- coordinamento femminile: coordina la produzione dell’artigianato e le attività collaterali, quali la consulenza alla produzione stessa e la commercializzazione. Il coordinamento delle donne offre anche corsi di formazione nei campi dell’educazione e della sanità.
Attualmente Mcch impiega 85 persone, che formano il personale tecnico, più il personale amministrativo. Mcch fa parte a sua volta del Fepp (Fondo Ecuadoriano Populorum Progressio), un’organizzazione di coordinamento che comprende diverse cooperative di produzione e organizzazioni di secondo livello come Mcch.
Allo scopo di favorire un ampliamento a livello internazionale del commercio equo, Mcch ha promosso, all’inizio del 1991, un incontro continentale a Quito di organizzazioni di commercio comunitario, lanciando la proposta di creare la Rete Latinoamericana di Commercializzazione Comunitaria (Relacc) allo scopo di poter trattare direttamente con i coordinamenti di organizzazioni di commercio equo del Nord (come l’Efta in Europa) evitando la duplicazione di sforzi e iniziative, e facendo del movimento per il commercio equo e solidale una realtà a carattere mondiale.
 
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