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BOLIVIA - PACHAMAMA

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PACHAMAMA- BOLIVIA


I prodotti che avete visto annunciati nella circolare di settembre con il nome di Pachamama provengono in realtà da una serie di gruppi di produttori boliviani che, per comodità (essendo oltretutto un ordine di prova), sono stati unificati sotto uno stesso codice. Oltre che dal codice, questi gruppi sono accomunati dall’appartenenza ad una stessa area geografica, che è quella di La Paz e della sua gemella sfortunata, El Alto, città nata come periferia di La Paz e situata sull’altopiano che sovrasta la capitale boliviana.
La Bolivia è uno dei paesi più poveri dell’America Latina e El Alto è sicuramente la città più povera della Bolivia: fino a dieci anni fa - ma la situazione non ha certo subito miracolosi miglioramenti da allora - l’80% della superficie edificata era priva di illuminazione, con i conseguenti problemi di sicurezza pubblica, e si potevano individuare oltre 200 focolai di infezione, segno del degrado e della sporcizia della città. Ogni dieci abitanti solo tre disponevano di acqua potabile in casa e dei rimanenti sette solo tre avevano accesso all’acqua grazie alle fontane pubbliche. C’erano solo quattro chilometri di strada asfaltata. Per quanto riguarda la salute: un medico ogni 10.000 abitanti e un ospedale di 20 letti per tutta la popolazione di El Alto, stimata in circa 400.000 persone. Senza dimenticare le particolari, non certo favorevoli, condizioni climatiche: El Alto è infatti situata ad un’altezza di oltre 4.000 metri s.l.m.

In una situazione del genere, difficile per tutti, i più colpiti sono i bambini, che abbandonano precocemente la scuola (o non la frequentano affatto) per inventarsi un guadagno giornaliero necessario alla sopravvivenza loro e della loro famiglia. E così diventano venditori ambulanti, lustrascarpe, garzoni di bottega, “bigliettai” sui mezzi di trasporto del servizio urbano guadagnando, per un lavoro di 12 ore, una media di 2 dollari al giorno. Enda, un’organizzazione non governativa internazionale, dedica i propri sforzi anche ai bambini di strada di El Alto: ha fondato diverse case di accoglienza, dei veri e propri centri di assistenza integrale che offrono i servizi più disparati, dal medico al dentista, alla mensa, al dormitorio, al necessario per l’igiene personale fino alla biblioteca e ai vari laboratori di ceramica, panetteria, falegnameria, pittura e altro. E’ proprio da uno di questi laboratori che provengono i puzzles in legno che vedrete allo show room.

Altra categoria a rischio è quella delle donne (per fare solo un esempio, i problemi legati alla gravidanza e al parto costituiscono ancora la quinta causa di morte): e sono donne la grandissima parte degli artigiani da cui provengono i caldi maglioni in alpaca, i guanti, i berretti e gli altri prodotti che troverete sempre allo show room. Un esempio è la Asociación Artesanal Boliviana “Señor de mayo”, un’organizzazione civile, a scopo sociale e senza fini di lucro, che si propone di dare assistenza a gruppi produttivi in modo che possano migliorare il loro livello di vita sia dal punto di vista economico che da quello della salute e dell’istruzione. Anche Artesania Sorata (Sorata è un villaggio nei dintorni di La Paz) conta tra i suoi circa 300 membri il 90% di donne, quasi tutte di etnia Aymarà. Il laboratorio, nato anche grazie all’intraprendenza di una statunitense arrivata in Bolivia alla fine degli anni ’70, è un luogo d’incontro oltre che un luogo di produzione e organizza corsi di alfabetizzazione accanto a quelli di formazione tecnica. E ancora c’è Wiñay, braccio commerciale della Asociación de Producción Artesanal, formata da cinque organizzazioni di artigiani tessili dei quartieri periferici di La Paz.

Tipay è invece un’impresa formata da donne di Cochabamba che si dedicano all’attività tessile: producono a mano maglioni e filati in lana e cotone. Tipay si avvale della collaborazione dell’ Instituto de Formacion Femenina Integral. L’Iffi è un’istituzione per lo sviluppo sociale che dal 1981 realizza il proprio lavoro nei quartieri popolari di Cochabamba, una delle tre maggiori città boliviane. L’obiettivo principale di Iffi è l’appoggio alle organizzazioni di donne attraverso corsi di formazione, programmi sociali, consulenza in progetti produttivi. Un esempio per tutti: dal 1986 un gruppo di donne, grazie anche al sostegno di Iffi, porta avanti un programma di “alimentazione supplementare” in sette quartieri marginali di Cochabamba e riesce in questo modo a fornire due pasti giornalieri a 400 bambini di età compresa fra i due e sedici anni.

 
Allegati

FILATURA


MANDUVIRA


TESSITURA


PRODUTTORI PACHAMAMA


PRODUTTORE


TESSITURA A MANO


TESSITRICI PACHAMAMA

 PROGETTO PACHAMAMA