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EUROPA COMUNITARIA - GME PRODUZIONI GIANNI MINA

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La G.M.E. Produzioni srl è una società di produzioni televisive indipendente, fondata nel 1984 da Gianni Minà, giornalista e scrittore da più di quarant'anni, con l'intento di produrre documentari televisivi di altà qualità per programmi di attualità, analisi, cultura, società, e sport.

La G.M.E. Produzioni Srl ha prodotto una serie di documentari, interviste, testimonianze e racconti di vita con molti protagonisti storici, dalla politica alla cultura come Rigoberta Menchù, il subcomandant Marcos o come Fidel Castro (due lunghe ed esaustive interviste televisive, realizzate nel 1987 e nel 1990 nelle quali, tra l'altro, il leader cubano parla della sua amicizia con Che Guevara, delle sue relazioni con la ex Unione Sovietica prima e dopo la fine del comunismo, della religione e del Papa).

Da queste interviste sono stati ricavati alcuni libri, pubblicati in più di dieci paesi. Le due interviste con Fidel Castro, edite da Sperling & Kupfer, hanno rispettivamente il prologo di Gabriel Garcia Marquez (Premio Nobel per la letteratura) e Jorge Amado (il patriarca della letteratura brasiliana, recentemente scomparso). Rigoberta Menchù (una donna Maya, Premio Nobel per la pace), Pombo e Urbano ( due contadini che vissero l'intera epopea del Che Guevara a Cuba, in Congo e in Bolivia), Alberto Granado (biologo argentino che nel 1952 attraverò con il Che l'America latina in motocicletta) sono i testimoni di altrettanti documentari che la GME ha prodotto.

Nel 1998 la GME ha seguito la visita del Papa a Cuba realizzando un documentario di due puntate dal titolo "Il Papa e Fidel" ricco di immagini inedite dell'incontro di Giovanni Paolo II con Fidel Castro e con l'intervento di testimoni prestigiosi della Chiesa, del governo cubano, del governo degli Stati Uniti e del mondo intellettuale.

Le realizzazioni più recenti riguardano due interviste esclusive con il subcomandante Marcos (portavoce degli indigeni Maya del Chiapas e uno dei leaders della rivoluzione zapatista) filmate nel 1996 nella Selva Lacandona e nel 2001 a Città del Messico.

La GME Produzioni ha anche in archivio documentari su campioni dello sport, come Muhammad Alì, Alberto Juantorena, Ana Fidelia Quirot, il pugile Chavez. E ancora George Weah, Michel Platini, Roberto Baggio e Diego Armando Maradona, del quale sono disponibili quattro diversi reportages realizzati in momenti particolari della vita del campione argentino.

I reportages della G.M.E. Produzioni Srl costituiscono pezzi rari di giornalismo, che offrono analisi attente della storia dei diritti umani violati, delle contraddizioni politiche, delle speranze e delle utopie dell'America Latina e del mondo e inoltre il racconto delle vicende umane di protagonisti del nostro tempo narrate in prima persona.




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La rivista Latinoamerica è nata nel 1979 a Roma, in una riunione nei locali dell'Anpi, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, da una idea di Bruna Gobbi, sostenuta dal professor Enzo Santarelli, docente all'Università di Urbino.


Era un'idea che nasceva anche per opporsi al disinteresse che il Pci sembrava mostrare allora verso gli aneliti e le sconfitte di quell'area geopolitica. Il numero zero, ormai leggendario e con un altro titolo nella testata, Cubana, uscì nel luglio del '79, ma solo a giugno dell'80 cominciarono le pubblicazioni che dovevano essere trimestrali. In realtà furono sempre quadrimestrali, con uno dei tre numeri in confezione doppia.


Tra i fondatori, oltre ad Alessandra Riccio che ormai dirige la rivista da tempo, c'erano Vanni Blengino, Nicola Bottiglieri, Luisa Cortese, Giorgio Oldrini e Dario Puccini. La prima direttrice fu la generosa Gabriella Lapasini, saggista e traduttrice, una persona che dedicò tutta sé stessa, anche quando il suo lavoro di giornalista era molto precario. Gli altri fondatori erano in maggioranza di provenienza universitaria ed è per questo che nel corso degli anni la redazione è andata cambiando o diversificandosi.


Alla morte di Gabriella Lapasini, Alessandra Riccio ha continuato nella sua stessa linea, sostenuta dalla vera anima della rivista, Bruna Gobbi, che materialmente la confezionava, la pagava e la distribuiva. Al suo fianco, lucidissimo e coraggioso punto di riferimento intellettuale, il professor Enzo Santarelli.
Latinoamerica ha riunito così studiosi, osservatori, commentatori, testimoni intorno al progetto - come ha sottolineato recentemente Alessandra Riccio - di parlare in Italia di un'area di mondo che in un libro recente è stato definito "un continente desaparecido".


Proprio per vincere un olvido che rischiava di far sparire l'America Latina dall'informazione italiana e spesso anche da quella europea, gli appassionati fondatori hanno deciso fin dall'inizio di parlare di quelle terre, di quelle culture, di quelle esperienze politiche senza superficialità, con grande rispetto e con tutta la competenza possibile, cercando da una parte di incentivare gli studi italiani su quel continente e dall'altra, di offrire punti di vista, bibliografie, analisi, denunce provenienti direttamente da quella che Che Guevara definiva nuestra grande America.


Così Cubana, poi diventata Latinoamerica è stato un luogo di lavoro disinteressato e generoso, di stima e di amicizia che ha ricompensato chi, in più di vent'anni, si è impegnato solo per gli ideali e per non fermare uno dei pochi circuiti di contro-informazione su un mondo che ora rappresenta chiaramente, con l'Africa, la cattiva coscienza dei 29 paesi che comandano l'attuale economia globalizzata.


Le difficoltà che sempre di più l'editoria propone agli idealisti, hanno suggerito infine a Bruna Gobbi, recentemente, dopo alcune esperienze precarie, di passare la mano, una volta terminato il numero 71, dedicato quasi interamente alla lunga e sofferta storia della restituzione del canale alla Repubblica di Panama.


L'impegno di Alessandra Riccio e di alcuni dei suoi allievi all'Istituto Universitario Orientale di Napoli, ha permesso poi l'uscita del numero di aprile- maggio Duemila, il "numero della speranza", un fascicolo che contiene articoli ed estratti di tesi di laurea, compilate negli ultimi anni in alcune università italiane. "Sono il frutto - come ha scritto Alessandra Riccio - della passione di giovani che hanno scelto l'America Latina come tema della loro dissertazione, ma sono anche il risultato dell'attenzione con cui sono stati seguiti dai loro professori, alcuni dei quali hanno fatto e faranno parte della redazione della nuova serie di Latinoamerica.


E' giusto riconoscere che Latinoamerica, in più di vent'anni, ha cercato di trovare una via di mezzo fra il rigore e la rigidità della rivista accademica e la semplificazione (o la superficialità) della divulgazione, pensando ad un lettore non specialista, ma animato dal desiderio di conoscere. Un lettore che poteva anche essere giovane o giovanissimo, come molti studenti universitari per i quali la rivista ha rappresentato un utile e a volte indispensabile strumento di verifica e di confronto per i loro lavori di tesi e di specializzazione.


Il nuovo corso di Latinoamerica sarà rispettoso di questa storia e di queste scelte, ma cercherà di caratterizzarsi ancor di più sull'attualità scritta dai pensatori e dagli uomini di cultura più prestigiosi del continente, Sepúlveda, Amado, Gelman, Galeano, Paco Ignacio Taibo II, Chavarría, Retamar, Miguel Bonasso, Rolo Diez, Ernesto Sabato, Frei Betto, Rigoberta Menchú. Quelli insomma che sono ancora convinti non sia una professione da stupidi rifiutare l'immagine di un continente ineluttabilmente condannato alla miseria e alla sconfitta e quindi pronti a ribellarsi con le loro denunce e le loro analisi, ai modelli economici e alle impostazioni sociali che, molto spregiudicatamente il mondo che conta, quello del Nord, quello occidentale, si ostina a proporre, anzi ad imporre all'America Latina e a tutto il Sud del mondo.

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Latinoamerica, proseguendo nel solco del suo ventennale cammino, continuerà ad occuparsi, con varie scansioni, del continente a Sud degli Stati Uniti, ma amplierà il suo panorama anche ad altri Sud del mondo annientati, come per esempio l'Africa, economicamente e socialmente dal mercato neoliberale e dalla globalizzazione.


Il nuovo editore G.M.E. Produzioni Srl che trasformerà la rivista in trimestrale, mantenendo la stessa consistenza di pagine (160), si avvarrà della collaborazione di alcune delle firme più prestigiose dell'attuale letteratura latinoamericana: Luis Sepùlveda, Eduardo Galeano, Paco Ignacio Taibo II, Daniel Chavarria, Santiago Gamboa, Frei Betto, Rigoberta Menchù, Isabel Allende, Dante Liano e anche di scrittori europei come Manuel Vazquez Montalban, Giulio Girardi, Antonio Tabucchi, Pino Cacucci ed altri che ben conoscono l'universo latinoamericano.


Questa apertura non escluderà però la trattazione scientifica della realtà antropologica, etnica, sociale, religiosa e sociologica dei popoli che hanno subito la colonizzazione di Spagna e Portogallo e che sono nel dna della rivista stesa. Continueranno a collaborare infatti Antonio Melis, professore ordinario di letteratura ispano-americana all'Università di Siena, Angelo Trento, professore di storia dell'America Latina all'Orientale di Napoli, Massimo Squillacciotti, professore ordinario di antropologia all'Università di Siena e diversi altri studiosi.


Queste analisi e riflessioni riguarderanno ora anche realtà drammatiche come quelle africane con la collaborazione di saggisti, studiosi e viaggiatori, ma anche di missionari come Alex Zanotelli, comboniano, che vive in questo momento in prima persona la tragedia umana di Ruanda Burundi e di quello che era il Congo belga.


Latinoamerica e tutti i Sud del mondo, nella nuova serie che avrà Gianni Minà come direttore editoriale e manterrà Alessandra Riccio come direttore responsabile, proporrà infatti un volume diviso in cinque sezioni. Oltre all'attualità trattata dai protagonisti del pensiero e della letteratura del continente e oltre all'analisi di terre e popolazioni sofferenti, misere, ma tuttora tese ad un orgoglioso riscatto, la rivista darà spazio anche alla nuova letteratura, a quell'inesauribile vena di narratori, saggisti e poeti che continuano a conquistare il mondo e, nello stesso tempo, si occuperà con attenzione dei tanti movimenti artistici (dal nuovo cinema alla rigogliosa fioritura, in Centro e Sud America, delle arti plastiche e figurative, alle scuole di danza) che stanno proiettando a sorpresa, il continente latinoamericano come il protagonista della comunicazione e dell'arte dei nostri giorni. Quasi una rivincita morale e culturale su un mercato che invece mortifica un'umanità così creativa. Infine la quinta parte della rivista darà voce all'impegno sociale, quell'enorme fenomeno di aggregazione che è rappresentato dal mondo del volontariato, della solidarietà, delle organizzazioni non governative che si occupano della tragedia dell'America Latina o dell'Africa e che, solo in Italia, impegna più di 5 milioni di persone, anche se spesso è una realtà ignorata dalla politica ufficiale."