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BRASILE - COOMAP

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Cooperativa Mista Agropecuária de Pequenos Productores Rurais (Coomap)
Brasile


Una noce simile a un cuore
L’anacardio (il cui nome italiano significa “simile a un cuore” per la particolare forma dei suoi frutti, mentre in brasiliano si chiama caju) è una pianta nativa del Brasile presente soprattutto nel Nordest, una regione agricola afflitta da spietati squilibri sociali e da una secolare siccità. Pur essendo coltivata in molti paesi tropicali, la pianta dell’anacardio si dimostra particolarmente adatta al clima nordestino, necessitando di poca acqua e contribuendo paritempo al riforestamento. Un esemplare, assai famoso nella regione e meta di “pellegrinaggi” turistici, è entrato nel Guinness dei Primati come albero più grande del mondo: grazie anche ai rami estesi e bassi, il cajueiro di Piranji si estende per una superficie di circa 700 metri quadrati, occupando un intero isolato e prosperando rigoglioso con i suoi tentacoli in mezzo al cemento.
L’albero di anacardio, oltre alla noce, produce un falso frutto che è utilizzato per dolci e succhi (ricchissimi di vitamina C, proteine e carboidrati) e che costituisce un potente tonico naturale.
Pìcos, situata nello stato del Piauì, è la zona dove opera la Coomap ed è l’area di maggior produzione della noce di anacardio, anche se ciò non è sufficiente a garantire una vita dignitosa agli agricoltori. Nelle grandi fazendas (fattorie) intorno a Pìcos, ci sono ancora persone - in molti casi bambini - che lavorano come schiavi nella coltivazione dell’anacardio. Trattandosi di un prodotto particolare, non compreso nella scarsa alimentazione di base, la vendita sul mercato locale non incide molto.
Dopo il raccolto (che avviene nel periodo tra luglio e ottobre), gli anacardi vengono tostati prima di essere venduti. Un dato importante da segnalare è che solo il 10% della produzione grezza passa indenne attraverso le varie fasi della trasformazione e confezionamento. Il potenziale produttivo dei soci della Coomap è attualmente di circa 100 tonnellate annue (mediamente una tonnellata per famiglia), di cui solamente 10 riescono ad essere vendute come noci intere.
La stagionalità della raccolta, la mafia degli intermediari locali e la povertà endemica costringono spesso i contadini a coltivare altri prodotti (farina, miglio, fagioli, cotone) per poi venderli al prezzo imposto dagli speculatori.

Dai lavoratori associati alla cooperativa
La necessità e l’importanza di una struttura collettiva che potesse fronteggiare questi problemi sono state alla base della nascita della Coomap. La cooperativa, fondata nel 1992 al termine di un lungo periodo di discussione e gestazione interna, rappresenta l’evoluzione naturale dell’esperienza di base delle Atr (Associazioni di Lavoratori Rurali), che per anni avevano tentato di organizzare la produzione nella zona di Pìcos. Dato il limitato raggio d’azione delle Atr, che non possedevano neppure una propria autonomia finanziaria, nacque l’idea della cooperativa, una formula innovativa all’interno della cultura di uno Stato retto ancora con metodi feudali.
Usufruendo dell’appoggio dei sindacati popolari, di diverse Ong brasiliane e della chiesa di base, gli agricoltori di 13 associazioni diedero vita alla Coomap, con l’obiettivo di organizzare la piccola produzione e la commercializzazione, incentivando una maggiore e più razionale produttività.
La regione di Pìcos, come tutto il Nordest brasiliano, soffre da sempre della latitanza dello Stato nell’aiutare la piccola produzione. Questa potrebbe assicurare ai contadini le condizioni minime di sussistenza, per fronteggiare l’esodo rurale massiccio verso le favelas delle grandi città ed anche la siccità, contro la quale non si è mai tentata una politica di bonifica (anche per il proliferare della “fabbrica” dell’assistenzialismo clientelare). I grandi latifondisti detengono il potere ed il dominio delle terre, che hanno estensioni enormi e spesso sono utilizzate solo a fini speculativi.
La regione è una delle zone di maggior produzione di grano e noce di anacardio, ma non esiste una politica agricola che garantisca ai piccoli coltivatori un prezzo minimo per la vendita dei prodotti e l’accesso al credito rurale, dato che anche le banche sono controllate dai grandi e medi proprietari. Nell’amministrazione pubblica domina l’inefficienza, la corruzione e l’abuso di potere ed alla popolazione non sono garantiti i servizi di base e, a volte, nemmeno i diritti umani fondamentali.
La Coomap è stata la prima cooperativa sorta nella regione e l’unica che ha saputo darsi un’organizzazione democratica e rappresentativa. È composta da 123 soci (tra cui 10 donne), provenienti da Atr o da sindacati di base; essi lavorano in gruppi comunitari nei municipi della regione di Pìcos. L’appoggio ai produttori si sta dimostrando efficace, in quanto la Coomap interviene nei momenti più critici, razionalizzando lo stoccaggio e la commercializzazione. Al momento della raccolta gli anacardi vengono comprati e immagazzinati dalla cooperativa, la quale anticipa parte del denaro ai soci, al valore di mercato del prodotto, anche nel caso in cui non sia in grado di garantire immediatamente la vendita.
In questo modo viene parzialmente combattuta la speculazione degli intermediari, che sfruttano la mancanza di potere contrattuale dei singoli produttori e le necessità economiche per comprare la noce di anacardio a prezzi iniqui (0,6 dollari al chilo).
La Coomap, invece, riconosce ai soci addirittura l’eventuale differenza sul prezzo del prodotto qualora sul mercato si verifichino oscillazioni favorevoli.
L’esperienza pur limitata della Coomap è rapidamente diventata, all’interno della regione, un piccolo modello, stimolando la nascita di altre cooperative. Il contatto stabilito con il circuito del commercio equo e solidale ha aperto nuovi canali di vendita: delle 10 tonnellate di noce intera prodotte, sei sono importate in Italia a condizioni decisamente migliori rispetto a quelle del mercato locale.
Si è concluso un accordo anche per l’acquisto di una parte delle noci a pezzetti, che normalmente vengono sprecate e che ora sono utilizzate nei “biscotti della solidarietà”.
L’anacardio viene pagato dalla Ctm 8 dollari al chilo: 4 sono destinati a coprire i costi della materia prima e di produzione, 2 sono caricati sulle spese di struttura e personale, 1 dollaro è speso in tasse e trasporto. Il margine di guadagno per la cooperativa è di circa un dollaro al chilo. Il prefinanziamento all’atto dell’ordine permette alla Coomap di beneficiare i soci con alcuni servizi formativi di educazione cooperativistica e di facilitare l’accesso al credito locale per i produttori. La “fama” raggiunta nel Piauì dalla Coomap (il giorno della partenza per l’Italia del primo container è stato salutato da una manifestazione pubblica alla quale hanno partecipato governatore e massmedia...), offre nuove e migliori possibilità d’investimento in una terra abbandonata e costantemente umiliata.