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CONSELHO GERAL TRIBU SATERE' - MAUE' - BRASILE



Raccontano i Mauès (indios della selva amazzonica) che, una volta, c'era nel villaggio una coppia molto virtuosa con un figlio così bravo che era considerato dalla comunità l'angelo tutelare. Per la sua benefica influenza tutti vivevano felici e contenti. Un giorno Jaruparì, lo spirito del male, invidioso, approfittando di un momento in cui il bambino stava salendo su un albero per prendere un frutto, si trasformò in serpente e lo morse. Gli indios lo trovarono esanime ai piedi dell'albero, ma i suoi occhi erano aperti e l'espressione serena.. Tutti erano disperati e si aspettavano grandi sventure. Improvvisamente un raggio venuto dal cielo interruppe i loro lamenti e, nel silenzio generale, la madre disse che Tupan, lo spirito del bene, era sceso fino a loro per proteggerli, e trasmise loro il messaggio appena ricevuto: gli indios dovevano piantare gli occhi del bambino nella terra, ed entro poco tempo sarebbe nata una pianta sacra che avrebbe dato per sempre ai Mauès cibo per saziare la fame e lenitivi per curare tutte le malattie. Così fecero e, innaffiata da tante lacrime, la pianta germogliò e il guaranà diventò da quel momento la pianta sacra degli indios.


Il guaranà importato dalla Ctm proviene dal Cgtsm (Conselho Geral da Tribo Sateré Mawé), il Consiglio generale delle tribù Sateré Mawé, confederato alla Coiab, organizzazione autonoma degli indios dell’Amazzonia brasiliana. Il Cgtsm è una struttura rappresentativa dell’intero popolo che vive nell’area indigena: 7.000 persone circa, distribuite in 66 villaggi lungo i fiumi Andirà e Marau. Il popolo dei Sateré Mawé è affetto da problemi di insufficienza alimentare. Le principali cause di tali problemi sono da far risalire alla vera e propria invasione del territorio da parte dei bianchi all’epoca del boom della gomma e in seguito, negli anni Settanta, ai fortissimi squilibri ambientali e sociali provocati dall’arrivo della compagnia petrolifera Elf Aquitaine nella zona, che con la sua attività ha compromesso le basi ecologiche su cui si fondava la vita delle popolazioni indigene.
Il Cgtsm è nato proprio con lo scopo di rappresentare politicamente il popolo dei Sateré Mawé in quanto etnia indigena, nonché di creare una struttura autogestita in grado di contribuire a risolvere i problemi di salute, istruzione, sussistenza e in grado di lottare per il riconoscimento dei diritti del popolo Sateré-Mawé. Le attività del Cgtsm sono gestite da quattro coordinatori (coordinatore, vice, segretario e tesoriere, che formano l’esecutivo). Le decisioni vengono prese a maggioranza; in caso di parità viene convocata un’assemblea straordinaria. L’assemblea ordinaria ha invece cadenza annuale

La produzione di guaranà per la commercializzazione non comporta di per sé alcun problema di impatto culturale: da sempre i Sateré-Mawé, detentori fino al secolo scorso del monopolio della produzione, hanno commercializzato guaranà (anche verso mercati lontani: dal Mato Grosso alla Bolivia). Oggi la produzione si limita quasi esclusivamente all’autoconsumo non per ragioni culturali, bensì perché da una parte la situazione critica dell’economia di sussistenza dei Sateré rende difficile liberare risorse sufficienti per organizzare il lavoro comunitario necessario a ripulire i campi di guaranà già esistenti e potenzialmente produttivi, dall’altra perché non si era finora presentato sul mercato locale nessuno disposto a valorizzare il grande divario qualitativo esistente tra il guaranà dei Sateré e il rimanente guaranà che si incontra sulla vicina piazza di Maues, capitale mondiale del commercio di guaranà.

Nondimeno, localmente è ben nota la differenza tra il guaranà prodotto dai Sateré, detto “guaranà das terras” o “das terras altas”, e il guaranà comune, prodotto dai “civilizados”, chiamato in contrapposizione “guaranà de Luzeia – antico nome di Maues.
Il processo di produzione e di lavorazione del guaranà, quello tradizionale seguito scrupolosamente dai Saterè Mauès, è lungo e complesso. Si parte dalla ricerca nella foresta vergine dei “figli del guaranà” (le piantine nate spontaneamente dalla liana selvaggi, preferite all’utilizzo dei semi dellap ianta resa domestica) alla piantumazione in campo aperto ad X (facendo in modo che due piantine si sostengano reciprocamente) o ad arco (interrando il vertice della piantina da cui poi si sviluppa il getto principale). Si passa per i diversi rituali di raccolta, lavaggio, liberazione della cispa (il frutto, che viene mangiato di bambini) dall’occhio (il seme, che proseguirà nel processo di lavorazione), alla torrefazione e liberazione del casquilho (una ulteriore pellicola secca che può essere utilizzata, fuori dalla tradizione, per la produzione di bibite e sciroppi) che implicano la partecipazione di tutti i componenti della comunità o della famiglia, con modalità simbolicamente appropriate… fino alla pilatura nel mortaio; opera sempre, invece, di un esperto e anziano “panettiere”. Tutto ciò conduce all’ultima fase, che è la fabbricazione dei pani (o bastoni) di guaranà, che costituiscono la forma in cui il guaranà viene consumato presso gli indios. L’artigiano panettiere modella con grande abilità e cura (se lasciasse vuoti d’aria vi si creerebbero muffe) l’impasto di guaranà torrefatto e acqua, poi lo pone a riposare su talli di banano. Dopo di che, avviene il lavaggio (compito femminile) dei pani: se ben lavati, assorbiranno meglio il fumo aromatico del fuoco di legna di muruci, basso ma permanentemente acceso, quando verranno stesi su cannicciate ad affumicare. Lì resteranno, ispezionati ogni giorno, a disidratare, indurirsi, annerirsi per almeno un mese e mezzo.



In sintesi, possono essere distinte le seguenti fasi:
la raccolta dei frutti deve avvenire ad un giusto punto di maturazione, prima che comincino ad aprirsi: I frutti vengono poi trasportati fino alle case dove i semi vengono subito sgusciati uno a uno (prima che comincino a fermentare). A questo punto i semi sbucciati vengono lavati prima in pentole piene d’acqua e poi direttamente nel fiume, in acqua corrente, restando almeno per sei ore in ammollo. Dopo il lavaggio i semi sono pronti per essere messi nel forno e torrefatti: un’infornata può contenere al massimo 10 kg di prodotto. La torrefazione dura come minimo tre giorni, durante i quali una persona deve sempre stare attenta che il livello del calore rimanga costante: i forni sono di argilla e funzionano esclusivamente con fuoco alimentato da legno di muruçi, un albero locale che rilascia una resina di colore nero, determinante per l’aroma.
Fin qui per quel che concerne la produzione di “guaranà en rama”: pronto ad essere trasformato, eliminato il tegumento e una parte di umidità, in “guaranà em po’” (in polvere), pronto per l’uso.
La lavorazione può altrimenti proseguire per arrivare alla produzione di pani. o “bastoni” di guaranà: in questo caso il “guaranà en rama” viene battuto in sacchi e pilato manualmente. Dalla massa che ne deriva, modellandola, si ricavano i bastoni. L’abilità di chi lavora a questa fase della trasformazione è determinante nell’evitare il formarsi di bolle e muffe all’interno. I pani vengono poi posti a riposo su foglie di banano e lavati dalle donne. Quindi affumicati durante due mesi con fuoco di legna di muruçi.

Per quanto riguarda la composizione del prezzo del guaranà, oltre ai costi per la seconda torrefazione, trasporto, controllo qualità, pratiche amministrative, ecc., una parte va direttamente alle famiglie dei produttori sia per il valore intrinseco del prodotto che per il lavoro di salvaguardia delle tecnologie tradizionali e dell’ambiente d’elezione del guaranà nativo. Una parte va invece al Consiglio tribale per finanziare progetti collettivi autodeterminati dal popolo Sateré-Mawè, per il mantenimento e rafforzamento della struttura organizzativa del Consiglio stesso nonché per la collaborazione e consulenza nella valutazione, controllo e gestione dell’impatto, nonché nell’amministrazione generale del progetto (Acopiama) e nella salvaguardia e promozione internazionale dell’immagine del progetto, del prodotto e dei produttori (Yara).

La Ctm ha comprato finora in tutto due tonnellate di guarana' in polvere circa. Con queste due tonnellate, senza nessun altro reddito né finanziamento a fondo perduto, il CGTSM, a partire dal progetto Guarana', ha:
-riunificato l'area indigena, divisa in due regioni in contenzioso da almeno 8 anni.
-sostenuto finanziariamente da solo una lotta durissima contro la mafia (termine non iperbolico) che occupava la FUNAI regionale, tagliando e stornando tutti i fondi pubblici (non solo per quel che concerne i Satere' ma anche gli indios Iskarianos), sabotando l'attivita'del consiglio con ogni mezzo legale e illegale ecc. e dopo tre anni di dura lotta e' riuscito a liberarsene.
-preso il controllo del commercio di prodotti in area indigena, marginalizzando la speculazione e lo sfruttamento da parte degli atravessadores (commercianti bianchi che risalivano i fiumi)
-cominciato a farsi carico dell'evacuazione della raccolta selettiva dei rifiuti che ovviamente (selettiva o no) i Municipi preposti ignorano totalmente. A cominciare da quelli speciali: quelle pile di radio e lanterne che nella regione circostante invece i caboclos, mettono, assieme alla terra e ai semi di açaí e quant'altro, per fare peso nei sacchi di guarana' bruto che poi sara' venduto (previamente mondato, naturalmente: tutte le fabbriche hanno un bancone o un nastro apposito per questo lavoro....), in punta di bassa stagione, a 20 dollari al kg (sui 20 marchi, continui a non fare commenti) sul mercato internazionale.....
-gettato le basi istituzionali (prestazioni di conti meticolosamente trasparenti, nuovo statuto, costituzione del Comitato tecnico-scientifico transculturale del Santuario ecologico e culturale del Guarana'del popolo Satere'-Mawe') non solo per l'esportazione diretta, ma per realizzare
concretamente il diritto all'autogestione del territorio dell'Area Indigena.
-cominciato un lavoro di costruzione concreta di alternative economiche per gli indios satere'che vivono in citta' senza voler rinunciare alla propria identita'. (l'area indigena, attraverso il CGTSM, gia' compra ora preferenzialmente -prima che dai normali grossisti- prodotti di vestiario di donne indigene semiprofessionalizzate, organizzate nella citta')
-finanziato interamente tutte le pratiche burocratiche e i costi vivi per la costituzione e il mantenimento dell'unica organizzazione di consulenza bianca, ACOPIAMA, che oggi sta orientando permanentemente (e gratuitamente) il programma della COIAB (l'organizzazione-coordinamento di tutti gli indios dell'Amazzonia brasiliana) per la creazione urgente di un sistema di alternative economiche sostenibili nelle aree indigene, intese come principale se non unica garanzia sostanziale per la conservazione effettiva, oltre che della foresta, dei diritti politici sui territori demarcati; programma nell'ambito del quale l'esperienza dei Satere'rappresenta il modello di riferimento.
-realizzato (quasi) il sistema minimo di comunicazioni che sempre piu'garantira' (anche) di lavorare in sicurezza per quel che riguarda il processo di commercializzazione del guarana': cellulare del coordinatore, tel, fax e linea telefonica a Barreirinha. Manca ancora la radio a Barreirinha ma e'gia'in preventivo e coperta dalle entrate.
-costruito il fumeiro collettivo per lo stoccaggio a regola d'arte del guarana' bruto gia' acquisito dal CGTSM.

Questo limitandosi ai fatti, e sorvolando sui progetti e sugli aspetti soggettivi della coscientizzazione determinatasi in Area e nella leadership attraverso la pratica di questi anni.
 
Allegati
 PROGETTO MAUE