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NICARAGUA - MIM

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Movimiento Indìgena Monimbò (Mim)
Nicaragua

Cuoio, cotone e “mimbre”
Il Movimiento Indìgena Monimbò produce, attraverso alcune cooperative associate, diversi articoli di artigianato in cuoio, legno, ceramica e fibre vegetali. L’Asociación de Artesanos Monimbò coordina la produzione e la commercializzazione delle cooperative e dei gruppi associati.
Alcune cooperative in particolare si occupano della produzione di articoli in cuoio, come calzature, borse, portafogli. L’abbigliamento comprende capi di vario tipo, come pantaloni, gonne, vestiti da donna e da bambino, nonché biancheria per la casa. Altre cooperative sono inoltre specializzate nella produzione di mobili e giocattoli in legno. Il vasellame in ceramica proviene dalla cooperativa “Artesanos Unidos Quetzàlcoatl”, che li produce sia su disegno tradizionale che su creazione propria. La cooperativa “Eduardo José Rodriguez”, con sede a Masaya, è invece specializzata nella produzione di amache di cotone, di fattura sia tradizionale che moderna. Il piccolo gruppo (di quattro persone) “Maria Mendez Lopez” produce tappeti e “sombreros” in fibra di agave americana. Il gruppo “Anastasia Lopez Aguilera” produce diversi articoli in fibra di palma, tra cui stuoie, portagioielli, cestini, trottole, barili. Il gruppo “Mimbre” prende il nome dalla materia prima che utilizza per i propri prodotti, il giunco, da cui ricava poltrone e divani di diverse misure, culle ed altri mobili da soggiorno e da giardino. Il gruppo di artigianato al tornio lavora invece diversi tipi di legno locale, per ricavarne vari tipi di oggetti.
La poesia del nuovo Nicaragua
Monimbò è un quartiere della città di Masaya (a circa 30 chilometri da Managua) quasi esclusivamente popolato da indigeni, teatro delle prime sollevazioni popolari contro le unità militari del dittatore Somoza nel 1978. A Monimbò, in considerazione del ruolo avuto nella rivoluzione sandinista, venne fondato il primo “laboratorio di poesia” del “Nuovo Nicaragua”. Il Movimiento Indìgena Monimbò è appunto l’organizzazione che rappresenta gli indigeni della zona, e le sue attività si concentrano nei seguenti settori:
- promozione dell’artigianato per conservare e valorizzare la tradizione culturale degli indigeni;
- ritorno a un corretto rapporto con la terra attraverso il recupero di una concezione indigena, secondo la quale la terra, che appartiene alla comunità, è la “Madre Terra”, ed il rapporto con essa deve essere improntato all’armonia tra uomo e natura;
- autonomia delle popolazioni indigene e difesa dei loro diritti.

Per quanto riguarda la collocazione ideologica del movimento indigeno nel Nicaragua post-rivoluzionario, è interessante notare una certa divergenza fra gli indigeni ed il più ampio movimento popolare che ha portato alla sconfitta della dittatura: nonostante molti degli indigeni nicaraguensi abbiano combattuto a fianco dei sandinisti e siano ancora membri del Fsln (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale), essi non nascondono ora la delusione per non essere riusciti a far trionfare, insieme alla rivoluzione, anche i loro interessi specifici di popolazioni indigene. “Noi appoggiamo - ci hanno detto i rappresentanti del Mim - il movimento popolare, ma manteniamo la nostra natura di indigeni. I diversi settori popolari sono rappresentati nel nostro movimento, ma noi, in quanto indigeni, non ci sentiamo rappresentati da nessuna organizzazione popolare.
Nel nostro movimento c’è gente della Uno e gente del Frente. Noi lottiamo per un’organizzazione autentica: un’organizzazione che non tenga conto solo dei partiti”.
Per quanto riguarda la produzione, è affidata alle varie cooperative associate al Mim, che all’inizio comprendevano 20 laboratori di produzione a domicilio e 2 cooperative di servizi. Ora le cooperative sono 57, e potrebbero dare lavoro complessivamente a circa 7.000 persone; le più importanti, dal punto di vista quantitativo, sono quelle che producono abbigliamento, calzature e ceramiche. Al momento attuale, però, le cooperative di Mim versano in una grave crisi, e soltanto il 20% riesce a lavorare regolarmente; nessuna delle cooperative beneficia di un appoggio statale o di altre istituzioni.
In genere la produzione avviene a domicilio, in piccoli gruppi, e prevalentemente a mano. Nella fabbricazione delle calzature, il responsabile del laboratorio è colui che seleziona e prepara le pelli e gli altri materiali per la prima fase della lavorazione, che consiste nel taglio della suola e nella preparazione della tomaia, che costituiscono le parti principali della calzatura. Successivamente un altro lavoratore completa nel dettaglio il taglio della suola, la bagna e la mette ad asciugare al sole. Quando la suola è asciutta, viene fissata alla tomaia, e vengono aggiunte le altre parti, come tacco, fibbie, etc. Dopo un controllo finale, la scarpa è pronta per essere venduta. Una calzatura da uomo necessita di dieci ore di lavoro, mentre ne bastano tre per quelle da donna e da bambino.

Le ceramiche di San Juan
Uno dei gruppi di produttori più importanti del Mim è la “Cooperativa Quetzàlcoatl” di San Juan de Oriente, specializzata nella produzione di oggetti in ceramica. La cooperativa, che conta attualmente 33 membri, intende commercializzare in proprio i prodotti, come dimostrazione di autostima e fiducia in se stessa. Anche qui la produzione si svolge per lo più in famiglia, con metodi artigianali. Molti dispongono di un proprio forno per la cottura delle ceramiche, ma lo spirito di solidarietà che regna nel gruppo è molto forte, e chi non ha un proprio forno può utilizzare quello del vicino. La cooperativa fornisce ampio sostegno ai produttori, attraverso l’acquisto comune delle materie prime, la consulenza sui disegni e la qualità, e fornendo appoggio concreto in caso di malattia.
Allo scopo di controllare in proprio la commercializzazione e l’esportazione dei propri prodotti, il Mim ha appena creato l’ “Asociación de Artesanos Monimbò”, il cui scopo è appunto quello di fungere da organizzazione commerciale dei produttori. Il motivo alla base di questa decisione è costituito essenzialmente dalle esperienze negative fatte finora con le istituzioni che si erano incaricate della commercializzazione del prodotto. “In genere - dicono i responsabili del Mim - i produttori diventano gli “impiegati” delle istituzioni che dovrebbero rappresentarli. Noi vogliamo fare il contrario. Le persone che lavorano nell’amministrazione e nel settore tecnico devono diventare gli impiegati degli artigiani, essere a loro disposizione e poter essere criticati”.
Al di là dei progetti e delle aspirazioni, in una visita la Ctm ha potuto constatare che il Mim sta ora muovendo i primissimi passi nell’organizzazione del complesso processo di esportazione e che molto resta ancora da fare: pianificazione e realizzazione di un’organizzazione per l’esportazione, realizzazione delle necessarie infrastrutture, etc. I finanziamenti necessari potrebbero essere resi disponibili attraverso crediti. In questo senso, il Mim ha già avviato rapporti con Oxfam UK (un’organizzazione non governativa britannica per la cooperazione internazionale e commercio equo).

Della vasta produzione delle cooperative Mim la Ctm ha per il momento iniziato l’importazione di sedie a dondolo in legno, vari tipi di amache, oggetti in terracotta (vasi, animali e maschere) stuoie, nonché sandali e mocassini in pelle, di diverse fogge.