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HONDURAS - SURENITA

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La Sureñita
Honduras

La repubblica delle banane
La Cooperativa Sureñita si trova ad Azacualpa, un piccolo villaggio di contadini nel dipartimento di Choluteca, all’estremo sud dell’Honduras. Si tratta di una zona semidesertica con scarso potenziale agricolo o di allevamento, economicamente depressa, in un paese la cui economia (e non solo) è da tempo interamente controllata da multinazionali nordamericane che coltivano aree sterminate a banane, ananas e canna da zucchero e che sfruttano migliaia di lavoratori mal pagati, poco organizzati sindacalmente, per la maggior parte analfabeti, che vivono in condizioni di estrema povertà.
Una di queste multinazionali, la United Fruit Company (quella delle banane Chiquita, per intendersi), penetrò nello stato centroamericano nel 1898, quando si impossessò di vasti tratti di territorio ed iniziò a controllare ferrovie, porti, flotte navali e anche ad influenzare decisioni politiche fondamentali. Tanto che da allora fino ai nostri giorni la storia politica dell’Honduras è stata testimone di dittature alternate a democrazie formali volute da Washington, caratterizzate da invasioni dei marines per restaurare l’ordine.
Non a caso durante il periodo sandinista nel confinante Nicaragua, l’Honduras accettò la presenza sul suo territorio di militari statunitensi e di truppe della cosiddetta contra. Dopo la sconfitta politica dei sandinisti, gli aiuti “economici” nordamericani alla repubblica bananiera sono notevolmente diminuiti, ma l’influenza di grandi compagnie come la United Fruit non è senz’altro diminuita.

La “mandorla indiana”
È in questo lembo di territorio honduregno che si incunea tra il Salvador e il Nicaragua, nemmeno troppo interessante dal punto di vista agricolo, che si trovano i 5 gruppi di donne riuniti nel “Grupo de Mujeres Campesinas” che hanno dato vita alla Cooperativa La Sureñita.
Qui si produce il frutto dell’anacardio, o cajou, un frutto somigliante ad una piccola mela rossa che presenta una appendice ricurva (la noce) nella parte inferiore. In Italia arriva sotto forma di frutto passito, simile alle prugne secche, oppure di seme essiccato e tostato, conosciuto anche con il nome di mandorla indiana o cajou.
L’albero dell’anacardio è originario dell’America latina, e precisamente del Brasile; cresce soprattutto allo stato selvatico e grazie alla sua adattabilità costituisce un valido strumento contro l’erosione del suolo. Una pianta inizia a produrre i primi frutti dopo 3-4 anni e continua la sua produzione per 15-25 anni. Allo stato adulto può arrivare a dare fino a 1.000 frutti l’anno.
Il frutto, detto anche “mela”, altro non è che lo stelo ingrossato e divenuto commestibile; è ricco di vitamina C e può essere consumato fresco, essiccato o trasformato in succhi, gelatine, marmellate e vino. Dopo un eventuale processo di distillazione potrebbe anche essere utilizzato nella produzione di profumi e unguenti.
La noce, che cresce direttamente appesa al frutto, è altamente nutritiva contenendo
una piccola quantità di grassi saturi e di carboidrati ed un’alta percentuale di vitamine e proteine; il suo valore nutritivo è pari a quello del latte, della carne o delle uova. Il suo guscio contiene un liquido che viene usato per la produzione di diversi derivati chimici (insetticidi, lubrificanti, prodotti farmaceutici, ecc.).

La lavorazione
Alla Sureñita, per la produzione del frutto passito, si procede così: innanzitutto i frutti vengono raccolti al mattino presto nei frutteti che spesso appartengono ai mariti delle socie, per essere trasportati poi agli impianti di lavorazione dove vengono separati dalle noci e classificati a seconda del grado di maturazione. I frutti non ancora maturi sono passati in acqua bollente, perforati con forchette e spremuti per ricavarne il succo. Alcuni frutti vengono grattugiati, mescolati al succo e messi a bollire per ricavarne lo sciroppo. Questo sciroppo, dopo essere stato filtrato, viene usato per cuocere i frutti per almeno 4 ore, aggiungendo un po’ di acido citrico che serve da conservante. La cottura viene controllata aprendo il frutto e osservandone il colore: se l’interno è ancora giallo lo si lascia cuocere finché non diventa tutto bruno. Terminata la cottura i frutti vengono scolati e lavati perché non siano eccessivamente ricoperti di sciroppo. Quindi li si lascia su alcuni vassoi almeno per un giorno, portandoli in seguito nell’essiccatoio solare dove rimangono per altri tre giorni. A questo punto sono pronti per essere impacchettati e venduti.
La noce invece si ottiene dal seme che è stato in precedenza staccato dal frutto. I semi vengono per prima cosa passati in olio bollente, olio ricavato dal seme stesso tramite perforazione del guscio e cottura. Posti in colini vengono lasciati friggere per 90 secondi ad una temperatura di 250°C. I semi vengono poi tolti dal guscio; utilizzando dei martellini: si colloca il seme su di un tavolo con piccoli fori che lo tengono fermo e si danno dei piccoli colpi su entrambi i lati del guscio in modo che il seme non si rompa. I semi così estratti vengono poi fatti essiccare in forno a 250°C e dopo tre giorni si toglie il pergamino, ossia la pellicola che li avvolge. Un’ultima asciugata al sole ed il seme è pronto per essere immagazzinato.

Le protagoniste
Le circa 60 donne della Sureñita avevano dato vita a gruppi locali che producevano il frutto passito per il mercato interno: nel 1991, dopo essersi costituite in cooperativa, hanno iniziato l’esportazione su larga scala tanto del frutto come della noce.
Per comprendere la formazione di questo progetto bisogna andare indietro negli anni, fino alla fine del 1972, quando un programma della Banca Centroamericana di Integrazione Economica promosse lo sviluppo della coltivazione dell’anacardio come strumento per la diversificazione agricola e per l’attuazione di progetti di riforestazione. Questo programma fece sì che nel dipartimento di Choluteca, dove si trova Azacualpa, 95 gruppi di contadini dedicassero quasi 2.200 ettari di terra alla coltivazione di questa pianta. Il programma però non si era posto problemi di formazione degli agricoltori e tanto meno di commercializzazione del prodotto finale, per cui nel 1985 ci si trovò in una situazione di abbandono di diversi ettari di terreno e di rendimento estremamente basso per quelli coltivati.
In quello stesso anno il progetto venne analizzato dalla Fondazione Friedrich Ebert (Fes), un’Ong tedesca con rappresentanza in Honduras, la quale decise di promuovere la fase attuale, che vede la partecipazione di piccoli gruppi di contadine, la loro organizzazione in una struttura cooperativa, un procedimento di lavorazione ben articolato e soprattutto uno sbocco commerciale all’interno del paese e all’estero.
Il presente progetto è quindi nato con una valenza produttiva e sociale di fronte al sottoutilizzo di una risorsa locale, al fine di generare impiego e reddito per le donne contadine, con l’utilizzo di tecnologie semplici ed economiche.
Finora sono stati costruiti 5 impianti di lavorazione che sono in grado di produrre 12.000 pacchetti di frutti passiti. Le donne hanno ricevuto una formazione adeguata tanto a livello tecnico, quanto organizzativo. Infatti, quella che all’inizio sembrava più una struttura formale imposta dall’esterno e finanziata da fondi della Fes, è diventata ora una organizzazione autonoma, efficiente e ben gestita, interamente nelle mani delle lavoratrici.
Ogni anno si tiene l’assemblea di tutte le lavoratrici ed è in questa sede, a scadenza però biennale, che vengono scelte le amministratrici della cooperativa.

Le lavoratrici sono per la maggior parte non istruite, oltre il 70% sono capofamiglia e vivono in case di terra e paglia, senza luce elettrica e acqua corrente. Il loro guadagno, lavorando presso la Sureñita, si aggira intorno alle 120 lempiras (60 dollari) ogni 15 giorni (dati del ’94); a fine anno però, quando vengono suddivisi gli utili fra tutte le socie a seconda delle ore di lavoro svolte, nessuna se ne torna a casa con meno di 1.200 lempiras. Questo reddito che prima non esisteva, oltre a migliorare le condizioni economiche delle famiglie, ha rappresentato un momento di sviluppo personale per donne che si sentono meglio accettate nel loro microambiente sociale.
Fra i loro progetti futuri ci sono: l’apertura di uno spaccio comunitario, la realizzazione di orti comuni per la coltivazione di alimenti di base e l’elaborazione di corsi di alfabetizzazione.

Le donne della Sureñita stanno inoltre dando consulenza ed appoggio ad un vicino collettivo di donne nicaraguensi (lo stesso da cui la Ctm acquista il sesamo) che stanno iniziando anch’esse la coltivazione dell’anacardio.
Venduti sul mercato locale i frutti passiti vengono pagati 0,60 lempiras al sacchetto, mentre il commercio equo e solidale li acquista a 1,21 lempiras (dati del ’94); questo significa che, tolte le spese fisse di produzione, il guadagno è di 5 volte superiore nel secondo caso. La commercializzazione interna avviene sia in modo diretto che tramite un distributore; per l’estero la Fes ha avviato i contatti inizialmente con la Gepa in Germania e poi con le altre Ato’s europee.