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Association of Crafts People (Acp)

India

Cuoio e disoccupati
Association of Crafts People produce diversi tipi di oggetti artigianali in cuoio, cuoio e juta o stoffa. L’industria del cuoio è uno dei settori produttivi più importanti in India, che è anche uno dei Paesi più grandi produttori al mondo. Accanto alla conciatura industriale esiste un’importante attività artigianale, che comunque difficilmente può competere con la produzione su larga scala.
L’Association of Crafts People è nata nel 1989, dall’iniziativa di 18 artigiane, con l’appoggio di una consulente locale, allo scopo di trovare una soluzione comune al problema della concorrenza con la grossa industria, che ha provocato la disoccupazione di molti artigiani locali. Essendo Calcutta uno dei maggiori centri di esportazione del cuoio di tutta l’India, ha sempre attirato centinaia di artigiani, che hanno trovato impiego nelle concerie che sorgevano un po’ dappertutto, grazie alla favorevole congiuntura di mercato. La conseguente sovrapproduzione (soprattutto industriale) ha provocato un crollo della domanda e la disoccupazione dei lavoratori.
L’Association of Crafts People è nata con lo scopo di rivalutare questa professionalità e di procurare ai lavoratori un introito decente per le loro attività. L’Association of Crafts People è oggi una società, in cui ogni socio corrisponde un piccolo contributo finanziario per il funzionamento e ha di conseguenza il diritto di voto attivo e passivo nelle cariche sociali, così come pure il diritto di controllo su tutta l’amministrazione della società. L’Association of Crafts People è amministrata da un direttivo composto di sette membri eletti dall’assemblea dei soci, responsabile per le questioni di ordinaria amministrazione. Le decisioni più importanti vengono sempre sottoposte all’assemblea generale.
Più tempo e meno veleni
La conciatura delle pelli è un’attività che mette a dura prova sia la salute degli addetti che l’ambiente in generale, dato l’ampio ricorso che, anche nell’artigianato, si fa alle sostanze chimiche. Sull’altro piatto della bilancia c’è l’enorme risparmio di tempo, di manodopera (e, quindi, di costi di produzione) reso possibile dalla conciatura chimica. Per fare un esempio, si pensi che, mentre conciare una pelle (in genere bufalo, bue e capra) chimicamente richiede due o tre giorni, lo stesso procedimento effettuato con ingredienti naturali dura circa 45 giorni. Nel 1992 l’organizzazione svizzera del commercio equo, Os3, ha promosso, su proposta del Wwf, uno studio sull’industria della concia in India, allo scopo di evidenziare le possibilità di promuovere procedimenti naturali in questo settore.
I lavoratori di Acp (attualmente circa 40, di cui 28 uomini e 12 donne) vengono pagati a cottimo. Il lavoro è in genere regolare (otto ore al giorno per una settimana lavorativa di sei giorni), e subisce rallentamenti soltanto nel periodo dei monsoni, quando le ordinazioni diminuiscono. Acp acquista il cuoio sul mercato locale da commercianti o piccole concerie che praticano prezzi convenienti: si tratta comunque pur sempre di mediatori, che cercano di ottenere un loro guadagno nella transazione. Finora, il gruppo non è ancora riuscito a stabilire un rapporto commerciale unico con una grossa conceria, in quanto si tratta dell’acquisto di piccole quantità di pelli diverse fra loro, che non rappresenta un affare abbastanza remunerativo per una grossa conceria.
La divisione del lavoro all’interno dell’organizzazione sembra ancora ricalcare la tipica differenziazione uomodonna della società indiana: l’Association of Crafts People è infatti sostanzialmente divisa in due sottogruppi, di cui uno, quasi esclusivamente composto da uomini, produce gli articoli di maggior prestigio e richiesta, mentre al gruppo di donne “Kidderpore” sono affidati i lavori più semplici. I due gruppi lavorano separatamente, in due zone diverse della città di Calcutta.

Un prezzo trasparente
Ogni articolo prodotto e commercializzato da Acp ha una composizione del prezzo trasparente fondata su informazioni accessibili ad ogni singolo socio:
Materia prima 60%
Costi di produzione 20%
Varie 10%
Guadagno 10%

Acp non ha ancora trovato sbocchi sul mercato interno, e attualmente esporta tutta la propria produzione alle organizzazioni del commercio equo, tra cui la già menzionata Os3 (che ha effettuato nel 1990 la prima importante importazione, per un valore di oltre 16 milioni di lire) e la Ctm. Tuttavia, quando le richieste delle organizzazioni europee non sono sufficienti, Acp vende anche agli intermediari locali, in genere a prezzi fissati da questi ultimi. Le esportazioni alle organizzazioni europee vengono organizzate e gestite in proprio dal gruppo.