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Gandhi Rural Rehabilitation Centre (Grrc)
India

Un po’ di storia
Il Gandhi Rural Rehabilitation Centre (Grrc) nasce per offrire possibilità lavorative a persone portatrici di handicap che altrimenti non avrebbero nessun accesso al mercato del lavoro. Nel 1983 parte un laboratorio tessile che si sviluppa rapidamente; poco dopo si decide di annettervi una sartoria per confezionare stoffe in cotone tessute e ricamate a mano secondo l’antica tradizione di Madras. Oggi il centro realizza sia prodotti d’abbigliamento (vestiti, pigiami, tutine per bambini) che articoli per la casa (tovaglie, lenzuola e borse).
Per gli artigiani di Alampundi, un piccolo villaggio 160 chilometri a sud ovest di Madras, lo scopo fondamentale dell’associazione è migliorare le condizioni di vita delle persone disabili.
Se da una parte le unità produttive - laboratorio di tessitura e sartoria - costituiscono la fonte di finanziamento principale - oltre a dare possibilità di lavoro a persone portatrici di handicap - dall’altra, il centro di cura per poliomelitici, il convitto per bambini affetti da polio, il programma di selvicoltura e quello sanitario hanno un’importante funzione a livello comunitario e sociale.
Grazie al notevole aumento della produzione, negli ultimi anni i lavoratori del Grrc hanno visto raddoppiare il proprio stipendio superando così di parecchio la media degli stipendi pagati in quelle zone. È stato inoltre possibile formare ed assumere nuovi artigiani, dando la precedenza ai disabili e alle donne in gravi difficoltà economiche. Per il personale impiegato nel Centro sono previste molte agevolazioni; una di queste riguarda il pagamento dei costi dell’istruzione di due figli, con preferenza per le figlie; le somme stanziate vengono date direttamente ai ragazzi per evitare che vengano impiegate dai genitori per spese di altro tipo. L’aspetto più interessante è legato alla responsabilizzazione dei ragazzi: questi ultimi sono tenuti a farsi carico dell’istruzione di altri bambini del proprio villaggio.

Controcorrente
Ispirato agli ideali gandhiani, il Centro mira a soddisfare i bisogni dei più deboli, a dare un senso di dignità a chi da sempre è stato escluso e a ricreare la comunità. E a giudicare dalle ultime lettere ricevute dalla Ctm le cose vanno proprio in questa direzione: “In tutti i nostri incontri si rivela un profondo senso di appartenenza al Centro, che viene dal lavoro degli ultimi dieci anni, e un desiderio di migliorare i livelli di interazione e di partecipazione delle comunità di villaggio”.
Il laboratorio tessile e il centro di formazione per tessitori, con cui ha avuto inizio il progetto nel 1983, costituirono un importante segnale controcorrente; la persona disabile poteva non essere emarginata, anzi diventava soggetto attivo in grado di organizzarsi e produrre reddito. La presenza di una persona disabile in famiglia costituisce un serio problema soprattutto perché non vi è alcun tipo di intervento governativo e l’assistenza è quindi completamente a carico dei familiari; inoltre, non avendo accesso al mondo del lavoro, i disabili diventano solo “una bocca in più da sfamare”.
Il Centro ha dimostrato invece che persone portatrici di handicap sono in grado di provvedere a se stesse e anche ad altri; il centro di cura per poliomelitici viene finanziato infatti grazie agli introiti della cooperativa tessile e della sartoria.


Lavoro, salute, ambiente
La cooperativa tessile iniziò la sua attività nel 1983 come centro di formazione professionale; a tutt’oggi ben quaranta tessitori hanno completato la formazione prevista e sono diventati membri della cooperativa tessile “Kurunjapadi”. Due anni dopo l’apertura del laboratorio tessile si decise di annettervi una sartoria per far sì che le stoffe prodotte divenissero più appetibili al mercato, una volte confezionate secondo disegni e modelli originali. Anche in questo caso al laboratorio è stata affiancata una piccola unità di formazione per dar modo ad altre persone di imparare il mestiere; al termine del corso viene garantito ai partecipanti un prestito da una banca locale per acquistare una macchina da cucire.
Il laboratorio dei disabili, così viene chiamata la sartoria, è cresciuto velocemente sia per quanto riguarda il numero dei dipendenti (da tre nel 1985 ai quindici odierni) che per il fatturato. Attualmente vi lavorano quattro tessitori, quattro sarti, quattro ricamatrici e tre aiutanti, tutti portatori di handicap fisico o psichico. Il salario degli artigiani del laboratorio tessile e della sartoria viene pagato in base alla produzione; i lavoratori hanno diritto al pasto di mezzogiorno, all’assistenza medica gratuita ed a un fondo di previdenza. Grazie ai proventi commerciali il Grrc è in grado di sostenere il centro di cura per la poliomelite nonché il convitto per bambini affetti da polio, il programma sanitario e quello di selvicoltura.
Vediamo come funzionano queste strutture. Nel centro di cura per la poliomelite ci si occupa di fisioterapia e riabilitazione; vengono insegnate inoltre ai genitori (che devono essere soci e contribuire in minima parte alle spese del centro) tecniche di massaggio ed esercizi da svolgere con i propri figli. Più di 200 bambini sono già stati registrati per il trattamento e nei casi più gravi si è provveduto ad interventi chirurgici. All’interno del centro di cura si è formato anche un club di ragazzi che si riuniscono mensilmente per fare insieme progetti per il loro futuro.
Il convitto per bambini, invece, è una piccola scuola dove 25 bambini vengono istruiti (scuola elementare, media e superiore) e contemporaneamente assistiti da un fisioterapista. Sia il centro che il convitto sono stati voluti dai genitori e ci si augura che al più presto siano loro stessi a gestire autonomamente queste strutture.
Il programma sanitario si occupa principalmente di prevenzione; il Grrc collabora alla formazione di un comitato sanitario in ogni villaggio (coprendo un’area di 8.000 abitanti) e prepara una persona che svolgerà attività di informazione nella comunità e si occuperà della vaccinazione dei bambini.
È in cantiere anche un centro diurno per bambini handicappati mentalmente; ai loro genitori si chiede di essere presenti almeno una volta la settimana per essere coinvolti nelle attività svolte dai loro bambini.
Il programma di selvicoltura infine mira alla riforestazione della zona di Alampundi, in grave pericolo per la forte siccità ed il degrado causato dall’abbattimento selvaggio degli alberi. In collaborazione con il dipartimento governativo forestale sono stati piantati 5.000 alberi, è stata costruita una serra vivaio con più di 10.000 piante da vendere e si è formato un comitato, in ogni villaggio, responsabile della stato dell’ambiente.
La maggior parte dei manufatti tessili viene esportata e venduta alle organizzazioni di commercio equo e solidale in Francia, Italia e in previsione anche in Gran Bretagna. Grazie al commercio equo è possibile garantire un giusto salario ai lavoratori del Centro: dato che il periodo lavorativo di un disabile nell’arco di una giornata è ridotto, è fondamentale che il salario sia equivalente, se non superiore, a quello di una persona non portatrice di handicap. È indicativo infine che gli utili del Centro vengano destinati per finanziare servizi sociali voluti dai disabili stessi e fondamentali per uno sviluppo armonico della regione di Alampundi.
 
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